Castelfranco V.to 0423-722094 | Casella d'Asolo 0423-950113

Il petauro dello zucchero

petauroClassificazione

Classe: Mammiferi
Sottoclasse: Marsupiali
Ordine: Diprotodontia
Sottordine: Phalangerida
Famiglia: Petaurdae
Genere: Petaurus
Specie: P. breviceps

I Marsupiali si differenziano dagli altri mammiferi, detti Placentati, perché i feti si sviluppano nel corpo della madre senza che sia presente la placenta. La nascita si verifica dopo una gestazione brevissima, e il neonato è molto immaturo, simile ad un feto. Il resto del suo sviluppo è sostenuto esclusivamente dall’allattamento.

Habitat naturale e comportamento allo stato selvatico

Il petauro dello zucchero proviene dalle foreste pluviali e costiere di Nuova Guinea e Australia del nord-est, est e sud-est, una zona prossima all’equatore dove vi sono pochissime variazioni stagionali e della durata delle ore di luce nel corso dell’anno. I petauri formano gruppi di 7-12 individui, in cui maschi e femmine convivono pacificamente e tutte le femmine si riproducono, ma in cui in genere solo un maschio (quello dominante) si accoppia. Gli individui del gruppo si riconoscono tra loro grazie all’odore emesso da ghiandole odorose presenti sulla pelle; i membri che non appartengono al gruppo sono scacciati dal territorio. Una colonia occupa un territorio di circa 2,5 acri.

I petauri passano il giorno in tane ricavate da cavità degli alberi, foderate di foglie, dormendo insieme in piccoli gruppi. Quando scende la notte escono in cerca di cibo, percorrendo distanze anche notevoli. Il loro alimento preferito è rappresentato dalla linfa di acacia e di eucalipto, soprattutto durante l’autunno e l’inverno e da insetti in primavera e in estate. Una parte della dieta è rappresentata da uova di uccelli e piccoli vertebrati quali lucertole ed uccellini. Si nutrono anche di nettare, polline, manna (la linfa indurita che emettono gli alberi a causa della puntura di insetti), e della sostanza zuccherina prodotta dagli insetti che succhiano la linfa.

I petauri si spostano saltando da un ramo all’altro, e in caso di distanze maggiori planano da un ramo all’altro utilizzando il patagio, arrivando a coprire 45 metri con il volo planato.

La stagione riproduttiva coincide con il periodo di maggiore presenza di insetti, probabilmente per la maggior disponibilità di proteine che questi forniscono ai petauri.

In natura se la temperatura scende troppo o se il cibo è scarso i petauri cadono in uno stato di letargo per un breve periodo.

schedapetauro3Caratteristiche anatomiche e fisiologiche

In cattività il petauro può arrivare a vivere 12-15 anni, mentre in natura la vita media è di soli 5-7 anni.

Un adulto misura circa 13-15 cm, e ha una coda altrettanto lunga, che serve come bilanciere per stabilizzare l’animale, soprattutto durante il volo planato. Il peso medio è di 140 g per i maschi e di 115 g per le femmine. La temperatura corporea è relativamente bassa se paragonata a quella dei mammiferi: 35°C.

Il petauro è ricoperto da una morbida pelliccia grigia, con una striscia nera che parte dalla testa e corre lungo tutta la schiena, mentre il ventre è chiaro; i soggetti di cattura hanno il pelo marroncino, probabilmente a causa della linfa di eucalipto che imbratta la pelliccia. Le orecchie sono grandi e senza peli, e si muovono in modo indipendente una dall’altra. Gli occhi sono molto grandi (caratteristica tipica degli animali notturni) e scuri.

Sia le zampe posteriori che quelle anteriori presentano cinque dita dotate di unghie (tranne che per il quinto dito dell’arto posteriore, che è opponibile e non ha unghia). L’arto posteriore presenta una particolarità: il secondo e terzo dito sono parzialmente fusi, e solo le estremità e le unghie sono libere. Ne risulta una sorta di piccolo pettine utilizzato per mantenere in ordine la pelliccia. Dal polso alla caviglia, da ciascun lato, si estende una plica di pelle detta patagio, che permette al petauro di effettuare il suo tipico volo planato. La potete osservare in questa foto tratta da un sito Internet.

Nei petauri non esiste una struttura identificabile come ano (come nei mammiferi), bensì una cloaca (come negli uccelli e nei rettili), vale a dire un’apertura comune per l’apparato digerente, urinario e riproduttivo. Nei mammiferi invece l’apertura anale è distinta da quella urogenitale. Il pene del maschio di petauro, che è biforcato, viene quindi estroflesso dall’apertura cloacale.

I petauri comunicano tra loro con una varietà di suoni, da una specie di cinguettio a un latrato soffocato, ma per la maggior parte del tempo sono silenziosi.

petaruo8Distinzione dei sessi

Lo scroto si trova nella parte bassa dell’addome, anteriormente all’apertura cloacale. Nei soggetti giovani è privo di peli, mentre nell’adulto è completamente ricoperto di pelliccia, delle dimensioni di un pisello. Nella femmina a livello dell’ombelico si trova un’apertura longitudinale, il marsupio, che è assente nel maschio.

Il maschio adulto può essere distinto senza difficoltà dalla femmina per la presenza di una zona priva di peli, a forma di rombo, localizzata sulla sommità della testa, che compare dopo i 7 mesi di età. Si tratta di una ghiandola odorosa, utilizzata per marcare il territorio e anche la femmina. Il maschio presenta anche delle ghiandole odorose sul petto, e sia maschi che femmine hanno ghiandole odorose sulla regione perianale (le sacche anali), sempre utilizzate per marcare il territorio. Le sacche anali sono piuttosto sviluppate e nelle femmine possono essere scambiate per testicoli, per la posizione alla base della coda, portando ad una errata identificazione del sesso

L’acquisto

La scelta del sesso, volendo tenere un solo esemplare, non ha molta importanza: il carattere si differenzia più su base individuale che di genere. Il maschio ha un odore dolciastro un po’ più marcato rispetto alla femmina, dovuto alle ghiandole cutanee, che alcune persone trovano sgradevole. L’età del soggetto che si intende acquistare ha invece molta importanza, perché è molto più facile che leghi con il proprietario un petauro giovane, mentre uno già adulto è molto più difficile da addomesticare. Tuttavia il piccolo petauro deve essere del tutto svezzato e in grado di mangiare da solo. Un modo per stabilire se il giovane petauro è troppo piccolo consiste nel controllare la coda, che deve essere vaporosa come quella degli adulti. Se è ricoperta di pelliccia corta significa che l’animale è uscito dalla tasca materna da meno di tre settimane e quindi non è adeguatamente svezzato.

L’età ideale per l’acquisto è di 12-13 settimane di vita, quando il piccolo ha aperto gli occhi da circa un mese ed è uscito dal marsupio da 4-5 settimane.

Un soggetto sano deve essere vivace, attivo e curioso. Gli occhi devono essere aperti e puliti, senza scoli e croste. La pelliccia deve essere morbida e pulita, senza aree spelacchiate o crostose; la zona sotto la coda deve essere pulita, senza tracce di feci.

Chiedete al venditore di prendere in mano il petauro che intendete comprare, per verificare se è docile, e chiedete di poterlo tenere in mano voi stessi. L’animale deve dimostrarsi docile e curioso, anche se il vostro odore non familiare lo può mettere a disagio. Se cerca di scappare e di lanciarsi, significa che è un soggetto poco addomesticato, che potrebbe non accettare mai il contatto con le mani del proprietario.

petauro2I petauri sono animali sociali, che hanno bisogno di compagnia: se non potete dedicare al petauro molto tempo e molte attenzioni (e ricordate che è notturno!), è preferibile acquistare almeno due soggetti, perché si facciano compagnia reciprocamente. Se non volete che si riproducano, potete tenere due maschi o due femmine, che andranno d’accordo senza difficoltà, oppure si deve sterilizzare il maschio.

Non acquistate animali di cattura: sono selvatici, spesso hanno problemi di salute o di adattamento alla cattività, e non è possibile determinare quanti anni possano avere. Il commercio degli animali di cattura andrebbe sempre scoraggiato, anche per motivi etici.

Una volta effettuato l’acquisto, il piccolo petauro deve essere sistemato in un contenitore a prova di fuga fino al momento di arrivare a casa, evitando di aprirlo durante il tragitto. Giunti a casa, lasciate l’animaletto libero dentro la sua nuova gabbia, e non disturbatelo in alcun modo per almeno un giorno, per dargli tempo di ambientarsi.

E’ ovvio che prima dell’acquisto dovete avere già pronta e arredata la gabbia (o meglio la voliera) in cui libererete l’animaletto appena acquistato.

Alloggio

Le gabbie per criceti non sono minimamente adatte a questi animali: i petauri in natura amano arrampicarsi e lanciarsi tra i rami degli alberi, e rinchiusi dentro una gabbietta sono destinati ad una vita sacrificata. Se non siete in grado di fornire una sistemazione adeguata, è quindi preferibile non acquistare dei petauri, ma rivolgersi verso animali meno impegnativi come cavie o criceti.

petauro4La gabbia deve essere più spaziosa possibile, per quanto ve lo permettano considerazione di spazio e di spesa, e svilupparsi maggiormente in senso verticale, per sistemare dei rami su cui gli animali possano arrampicarsi. Uno o due petauri richiedono una gabbia di almeno 50 x 50 x 80 cm, se gli animali sono in numero superiore anche le dimensioni devono essere maggiori. Le dimensioni ideali minime sono di 200 cm di larghezza e di 180 cm di altezza; in questo modo i rami possono essere abbastanza spaziati da permettere il volo planato.

Dal momento che in commercio non esistono gabbie per petauri, si può ripiegare su una voliera o una grossa gabbia per uccellini, oppure si può costruire una gabbia fatta in casa. La rete metallica utilizzata per le pareti deve avere le sbarre alla distanza massima di 6 mm. La parete di fondo e le due pareti laterali possono essere fatte di compensato, eventualmente rivestito di vernice lavabile; se si utilizza una vernice, deve essere di tipo non tossico, e lasciata asciugare perfettamente prima di collocarvi i petauri. La base della gabbia deve essere staccabile, per permettere una comoda pulizia. Sul fondo si possono collocare fogli di carta o segatura per facilitare la pulizia. Alcuni ripiani posti a diverse altezze permetteranno di ampliare la superficie utile e di collocare rifugi e recipienti del cibo.

La gabbia deve essere dotata di un’apertura sufficientemente ampia da permettere il passaggio degli elementi di arredo (rami, casetta, ecc.).

La gabbia deve essere collocata in una zona tranquilla, dove non ci sia costante passaggio di persone, rumore (televisione, radio, lavatrice) o altre cose che possano disturbare il sonno dei petauri. Scegliete una zona luminosa, ma non esposta alla luce diretta del sole, che può surriscaldare l’interno della gabbia e causare grave disagio agli animali.

La temperatura ideale dell’ambiente in cui alloggiare i petauri è compresa tra 18 e 25°C. Le temperature basse sono mal sopportate dai petauri.

All’interno della gabbia si devono collocare diversi rifugi. Sono adatti allo scopo le casette per criceti, i nidi chiusi in vimini e le casette per uccellini, scatole di plastica con un foro, e simili. L’ingresso deve avere un diametro di almeno 4 cm. Se sono presenti delle femmine con dei piccoli è opportuno che l’apertura sia in alto o che comunque abbia il bordo rialzato, in modo che i piccoli non cadano all’esterno. Dentro la casetta-nido si può collocare della stoffa (attenzione ai fili, che possono arrotolarsi intorno alle zampe e bloccarne la circolazione) o dei fazzolettini di carta, anche se non sono indispensabili. I rifugi vanno collocati in alto, per dare al petauro un maggior senso di sicurezza.

schedapetauro3I petauri non possono essere addestrati ad utilizzare la cassetta per i bisogni, che non è quindi necessario collocare nella gabbia.

I recipienti dell’acqua e del cibo devono essere posti nella parte alta della gabbia, e non collocati sotto i rami, perché non si sporchino con le deiezioni che cadono dall’alto. Si possono utilizzare contenitori di ceramica (troppo pesanti per essere rovesciati) o mangiatoie da fissare alle pareti, del tipo utilizzate per gli uccelli. Per l’acqua è consigliabile usare i beverini a goccia, che permettono di mantenere l’acqua sempre pulita. Finché non siete sicuri che tutti i petauri sappiano localizzare e utilizzare il beverino a goccia, sistemate nella gabbia anche una ciotolina d’acqua.

L’aggiunta di alcuni rami all’interno della gabbia è molto importante per ricreare un ambiente naturale e permettere al petauro di fare attività. I rami devono essere fissati bene, per evitare che cadano ferendo il piccolo marsupiale; quando sono sporchi vanno cambiati con altri rami freschi. Non utilizzate rami di piante resinose (tutte le conifere, come il pino e abete) o tossiche (oleandro, alloro), o trattate con sostanze nocive. Le foglie possono essere lasciate attaccate, perché forniranno ulteriori stimoli. Non mettete nella voliera piante ornamentali che volete conservare, perché sarebbero inesorabilmente distrutte dall’attività dei piccoli marsupiali. Le seguenti piante possono essere lasciate a disposizione, come rami e fiori, per essere consumate come alimenti: Eucalyptus, Banksia, Leptospermum, Grevillea, Acacia, Melaleuca, Callistemum, Hakea

Oltre ai rami si possono attaccare alla gabbia tubi di cartone o in PVC, corde e scalette, che sarannosicuramente graditi ai piccoli petauri come attrezzi ginnici.

I petauri gradiscono anche le ruote, come i criceti, tuttavia quelle con le sbarre aperte sono molto pericolose perché possono causare fratture agli arti, soprattutto se un petauro cerca di salire su una ruota in movimento utilizzata da un compagno di gabbia. Le ruote devono quindi avere il pavimento pieno, ed essere di taglia proporzionale al piccolo marsupiale.

Periodicamente si deve effettuare una pulizia approfondita non solo del fondo, ma anche delle pareti (i petauri, infatti, tendono ad urinare mentre sono appesi). Acqua calda e sapone sono sufficienti per rimuovere ogni traccia di sporcizia; il risciacquo deve essere abbondante, per eliminare ogni residuo di sapone.

Non è consigliabile tenere nella stessa voliera altre specie di animali oltre ai petauri, ma soprattutto uccellini, che verrebbero divorati.

Come si maneggia

Se il petauro è stato maneggiato fin da piccolo non darà grossi problemi. Subito dopo l’acquisto deve essere lasciato tranquillo per una giornata intera, dopo di che potete iniziare a prenderlo in mano perché si abitui a voi e al vostro odore. All’inizio prendetelo di giorno, mentre è nel suo rifugio che dorme, in modo che sia insonnolito e di riflessi più lenti. Afferratelo con una mano intorno al corpo e poi tenetelo tra le mani a coppa. Se l’animaletto si afferra con le unghie contro qualche oggetto perché non vuole essere sollevato non tiratelo, ma liberate delicatamente le unghie con un dito. Non tiratelo mai con la coda, perché la potreste danneggiare.

Quando fate uscire dalla gabbia i petauri assicuratevi di chiudere fuori dalla stanza cani, gatti e furetti, e di chiudere le finestre!

I petauri sono abituati ad afferrarsi agli oggetti con le unghie, pertanto possono risultare piuttosto fastidiosi per la pelle del proprietario, che si ricopre di graffi. L’unico modo per ovviare a questo problema consiste nell’accorciare periodicamente le punte con un piccolo tronchese da unghie, tagliando via la puntina. Non accorciatele troppo, altrimenti possono sanguinare.

petaruo9In libertà

Ogni giorno si dovrebbe permettere al petauro di fare un po’ di esercizio fuori della gabbia (a meno che non sia alloggiato in una voliera particolarmente ampia). Questo deve avvenire di sera o di notte, tenendo le luci basse, e sempre sotto costante supervisione, per impedire che l’animale vada incontro a qualche pericolo. Se non siete sempre al corrente della posizione del piccolo marsupiale, potreste facilmente pestarlo o schiacciarlo (soprattutto in penombra!). Alcuni dei pericoli da cui devono essere tenuti alla larga sono fuochi, pentole in ebollizione, ferri da stiro caldi, recipienti pieni d’acqua, piante tossiche, finestre aperte e ogni piccola via di fuga potenziale. Tenete presente che questi animali sporcano dove capita, e quindi possono rovinare il mobilio e l’arredamento.

I petauri amano arrampicarsi in alto, ad esempio sulle tende, per lanciarsi poi in voli planati. Spesso i petauri tornano spontaneamente nella loro gabbia quando sono stanchi.

Potete svegliare e far uscire dalla gabbia il petauro anche di giorno, ma per periodi brevi, non più di un’ora, perché poi ha bisogno di dormire.

Non portate all’aperto il petauro, a meno che non abbia con voi un forte legame, per il rischio che scappi e si perda, e comunque non fatelo mai in piena luce, cosa che gli darebbe molto fastidio. Tenete presente che in caso di fuga è piuttosto improbabile riuscire a recuperarlo.

Alimentazione

I petauri sono onnivori; in natura la dieta si basa soprattutto su sostanze zuccherine (la linfa di acacia ed eucalipto) e insetti (ricchi di proteine). Dal momento che in cattività non è possibile replicare con esattezza la dieta naturale della foresta pluviale australiana ci si deve basare su dei sostituiti, principalmente su frutta fresca dolce e verdure (che tuttavia in natura sono alimenti marginali), con una integrazione di proteine che devono rappresentare circa un quarto della dieta. Le varie fonti bibliografiche riportano molte variazioni su questa composizione di base, ed è difficile indicare qual è la dieta migliore. Tenete presente che una dieta corretta è di importanza fondamentale per la salute del petauro, dal momento che la maggior parte delle patologie riscontrate in cattività sono proprio causate da un’alimentazione errata.

I vegetali devono rappresentare il grosso della razione alimentare, e vanno preparati freschi ogni sera. La varietà è importante: ogni giorno devono essere presenti almeno quattro o cinque tipi diversi. I petauri hanno in generale una forte preferenza per la frutta dolce e matura; tutti i vegetali adatti all’alimentazione umana possono essere somministrati ai petauri, anche se poi i gusti individuali possono essere molto variabili; evitate con cura le parti verdi e le foglie di patate e pomodori, che sono tossici.

Tipi di frutta che in genere i petauri gradiscono sono ad esempio: fichi, mele, pere, banane, uva, papaia, mango, meloni, arance, kiwi, prugne. Come verdure si possono dare piselli dolci, patate americane, carote, mais dolce. Non è necessario ridurre frutta e verdura in minuscoli pezzetti, basta farne dei grossi pezzi. Se tuttavia il petauro tende a selezionare solo determinati bocconi, tutti gli alimenti possono essere frullati e ridotti in purea.

Frutta e verdura devono essere accuratamente lavate per eliminare ogni traccia di pesticidi; l’ideale è utilizzare prodotti che derivano da coltivazioni biologiche. Al mattino gli alimenti che non sono stati consumati devono essere eliminati, prima che vadano a male.

Come fonte di proteine si somministrano carne, uova, tofu ed invertebrati. La carne deve essere magra, cotta e completamente scondita; va fornita tagliata in pezzettini minuscoli. Evitate gli insaccati e ogni tipo di carne salata o speziata. Utilizzate solo pezzetti senza pelle, ritagli di grasso od ossa (le ossa sono pericolose perché le loro schegge possono causare lesioni alla bocca e all’apparato digerente). Le uova vanno somministrate bollite e sminuzzate. Il tofu (formaggio di soia) come fonte proteica è superiore a carne e uova, perché contiene una quota di calcio molto maggiore. Non tutti i petauri lo accettano, e per favorirne il consumo lo si può spezzettare e mischiare alla frutta, o a miele o yougurt.

Gli invertebrati (grilli, cavallette, lombrichi, camole del miele, tarme della farina, farfalle) sono molto graditi ai petauri. Molti invertebrati possono essere acquistati nei negozi che vendono rettili o in quelli di caccia e pesca. Gli insetti catturati all’aperto (o in casa) potrebbero essere contaminati da pesticidi, e rappresentare quindi un pericolo.

Grilli, cavallette e lombrichi sono superiori da punto di vista del contenuto in calcio; le tarme della farina e soprattutto le camole del miele sono invece molto povere di calcio e troppo ricche di grassi, e quindi vanno somministrate solo saltuariamente ed in quantità moderata. Prima di essere somministrati, gli invertebrati devono essere alimentati per un paio di giorni con un alimento molto ricco di vitamine e di calcio, oppure spolverati con l’integratore prima di essere offerti.

petauro7I petauri gradiscono anche consumare roditori morti, dai topini neonati (“pinkie”) ad animali più grandi; anche questi si possono acquistare nei negozi di rettili, e vanno comprati preferibilmente surgelati. Molti riportano che i petauri in cattività se ne hanno la possibilità cacciano e uccidono i topi, di cui poi si nutrono. In alcuni zoo una volta alla settimana viene offerto loro un pulcino morto. Per quanto possa sembrare ripugnante, topi e pulcini costituiscono in effetti un’ottima fonte di calcio a causa del loro scheletro.

Lo yogurt e i fiocchi di latte sono una buona fonte di calcio e proteine, ma è preferibile evitare il latte e tutti i formaggi grassi e speziati.

Alcuni autori consigliano di somministrare pellet per pappagalli (da non confondere con le miscele di semi e frutta secca), oppure diete per animali insettivori, che però non sono facili da reperire in Italia.

Sporadicamente si può offrire dell’omogeneizzato di frutta o dei prodotti per l’infanzia a base di farine di cereali, del pastoncino per canarini o del miele.

I petauri hanno una netta preferenza per certi tipi di alimenti (frutta secca, semi, insetti) che, avendone la possibilità, consumano a discapito di altri tipi di cibo. E’ quindi importate sia evitare di dare alimenti inadatti (frutta secca e semi), sia fornire ogni sera una dieta bilanciata, lasciando a disposizione solo in quantità moderata gli alimenti preferiti, in modo che nell’arco della notte il petauro per sfamarsi consumi tutto il cibo lasciato a disposizione.

La dieta ideale non deve essere troppo grassa, e soprattutto deve contenere un adeguato rapporto calcio-fosforo, che è di 2:1. Ciò significa che nella razione quotidiana il cibo deve contenere calcio in quantità doppia rispetto al fosforo. È un risultato non facile da ottenere con i petauri, perché frutta, uova, carne e larve di insetto sono, in generale, povere di calcio e ricche di fosforo. Per ovviare a questo problema si deve ricorrere all’utilizzo di un buon integratore di calcio. Gli integratori comunemente in commercio sono inutili, perché contengo calcio e fosforo in rapporto di 2:1, e non possono quindi bilanciare una dieta povera di calcio e ricca di fosforo. Si devono utilizzare delle fonti di calcio senza fosforo: osso di seppia, carbonato di calcio (in vendita in farmacia), o il prodotto commerciale “Calcium with Vit. D3” della ditta Rep-Cal. Il dosaggio approssimativo di calcio è di mezzo cucchiaio da tavola per mezzo chilo di alimento. Ovviamente la quantità di alimento che prepareremo fresco ogni sera è molto meno, quindi la quantità sarà proporzionalmente più ridotta. Empiricamente si può utilizzare un pizzico di calcio da spolverizzare sulla razione quotidiana.

Se la dieta è varia e bilanciata, di norma non è necessario aggiungere vitamine. Un’integrazione vitaminica può essere consigliata nei soggetti gravidi e in allattamento, in quelli anziani e in quelli malati. In tal caso fatevi consigliare da un veterinario sul prodotto più indicato, e attenetevi strettamente alle dosi consigliate: anche un eccesso di vitamine è dannoso.

Se avete una voliera con più soggetti, può essere una buona idea distribuire il cibo in più punti, per evitare dispute.

Alimenti da evitare

Non somministrate mai zucchero, dolcificanti, cioccolata, frutta candita, frutta disidratata (che oltretutto contiene conservanti pericolosi per i petauri).

Le miscele di semi e di frutta secca (noci, arachidi, nocciole, ecc.) NON sono un alimento adatto ai petauri; contengono troppi grassi e troppo poco calcio, e con il tempo causano obesità e gravi problemi allo scheletro. Questi alimenti possono semmai essere utilizzati come bocconcini opetauro5ccasionali; evitate però la frutta secca salata e tostata.

Non utilizzate frutta sciroppata in barattolo se è zuccherata, e comunque anche di quella non zuccherata non abusatene perché dal punto di vista nutritivo è nettamente inferiore a quella fresca.

Le crocchette per cani e gatti sono troppo ricche di grassi, vitamina A e D, e in quantità eccessiva possono danneggiare la salute del petauro. Sporadicamente si può tuttavia offrire una crocchetta del tipo “light” (magro) delle marche di qualità superiore.

Riproduzione

Prima di lasciare che i petauri si riproducano occorre considerare in anticipo cosa fare dei piccoli. Se li volete tenere, o li dovete sterilizzare per evitare accoppiamenti tra consanguinei (cosa poco salutare) o dovete procurarvi gabbie in quantità e di dimensioni sufficienti. Se li volete cedere, assicuratevi in anticipo di sapere a chi affidarli.

La riproduzione in cattività è piuttosto facile. La maturità sessuale è raggiunta a 10-14 mesi dai maschi e a 8-12 mesi dalle femmine. In cattività la riproduzione può avvenire tutto l’anno, per la maggiore disponibilità di cibo proteico. Il ciclo estrale delle femmine dura 29 giorni (significa che vanno in calore e quindi si possono accoppiare ogni 29 giorni). In numero di nati per parto è di media di due, e la femmina può avere due-tre gravidanze all’anno.

La gravidanza dura appena 16 giorni, e il piccolo alla nascita è in sostanza un feto: pesa 0,19 grammi e misura appena 5 millimetri di lunghezza. Appena nato il minuscolo esserino deve trascinarsi nel marsupio della madre, dove proseguirà il suo sviluppo. Il viaggio verso il marsupio deve avvenire con le sue sole forze, senza alcun aiuto da parte della madre. Se il piccolo cadesse, non verrebbe recuperato e non avrebbe alcuna possibilità di sopravvivere. Nel marsupio il piccolo si attacca ad uno dei capezzoli presenti ed inizia a succhiare il latte. Mano a mano che il suo sviluppo procede, il marsupio si distende progressivamente, fino al punto di non riuscire più a contenere il piccolo petauro del quale infine si vedranno scorgere la coda e le zampe. Non cercate mai di guardare dentro la tasca per vedere il piccolo, e non cercate mai di tirarlo fuori.

Dopo 70 giorni dal suo ingresso nel marsupio materno il piccolo non riesce più a starci dentro ed è costretto a fare la sua prima uscita; a questo stadio è completamente ricoperto di pelliccia, anche se più corta di quella dei genitori (foto). Gli occhi sono ancora chiusi, e si apriranno solo 7-10 giorni più tardi. Il piccolo continua a succhiare il latte materno introducendo la testa nel marsupio, ma rimane attaccato alla pancia o alla schiena dei genitori. Anche il padre, infatti, si prende amorevolmente cura del giovane petauro.

Lo svezzamento avviene circa a quattro mesi dalla nascita. A cinque mesi i giovani sono del tutto indipendenti e sanno procurarsi il cibo da soli.

Appena i piccoli aprono gli occhi è bene iniziare a prenderli in mano e coccolarli, perché si abituino al contatto umano e diventino docili ed affettuosi. Se intendete cedere i piccoli ad un nuovo proprietario, il momento ideale è a 4-6 settimane dall’apertura degli occhi, quando i piccoli sono ormai svezzati ma sono ancora abbastanza giovani da formare un forte legame affettivo con il nuovo padrone.


Introduzione di un nuovo soggetto

Se volete introdurre un nuovo petauro in una colonia già stabilita, oppure trovare un nuovo compagno ad un petauro che ha perso il partner, occorre agire con una certa prudenza per evitare lotte e ferimenti. Per prima cosa il nuovo soggetto non va messo subito insieme agli altri, ma deve subire un periodo di quarantena di almeno tre settimane, per controllare il suo stato di salute. In questo modo si eviterà che il nuovo soggetto possa trasmettere agli altri animali qualche agente infettivo.

Se al termine del periodo di quarantena il nuovo petauro non avrà mostrato alcun sintomo di malattia lo si potrà collocare nella voliera o nella gabbia dei vecchi soggetti. Questa operazione va fatta di giorno, mentre tutti dormono. Solitamente si osserverà un po’ di trambusto e di strilli, ma poi il nuovo arrivato verrà accettato e andrà a dormire con il resto della colonia. Se invece viene rifiutato (lo si osserverà dormire da solo in qualche punto della gabbia) o se le lotte sono particolarmente violente, va rimosso e collocato di nuovo in gabbia da solo. La sua gabbia va posta accanto a quella degli altri animali, e ogni giorno si deve scambiare la casetta nido tra le due gabbie, in modo da effettuare uno scambio reciproco dell’odore degli animali. Dopo una settimana si reintroduce il nupetaruo11ovo petauro, e si osserva la situazione. Se ancora non viene accettato si ripete l’operazione finché l’animale non viene accolto dal resto della colonia.

Prima di introdurre un piccolo con degli adulti dovete aspettare che abbia raggiunto una certa taglia, in modo che non cerchi di arrampicarsi sugli altri animali, che infastiditi lo potrebbero attaccare.

Cure

I petauri non richiedono vaccinazioni, tuttavia è bene far fare periodicamente una visita di controllo, in particolare subito dopo l’acquisto. Un esame delle feci permette di verificare la presenza di eventuali parassiti intestinali.

I petauri si tengono puliti da soli, e non è necessario lavarli. Se ce n’è bisogno, si possono accorciare le unghie, tagliando la puntina, per evitare che feriscano la pelle quando si arrampicano sul proprietario.