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Avvelenamenti e intossicazioni  

Farmaci e antiparassitari

Non si deve mai somministrare ai gatti alcun farmaco o prodotto per uso umano o per cani, senza una specifica prescrizione veterinaria: alcuni farmaci comunemente impiegati nelle persone o nei cani sono pericolosi o letali nei gatti. Nel caso dei prodotti antipulci occorre sempre assicurarsi che sia specificatamente indicato nel gatto.

Paracetamolo (acetaminofene)

È un antinfiammatorio-antifebbrile comunemente impiegato nelle persone ma controindicato nel gatto in cui causa una grave anemia emolitica (da distruzione dei globuli rossi) e necrosi del fegato. Una compressa del prodotto contiene una dose 10 volte letale per il gatto e ne causa la morte in 18-36 ore dall’ingestione. I sintomi sono rappresentati da aumento della frequenza respiratoria e cardiaca e colorazione bluastra delle mucose. Se si interviene in tempo, si può somministrare uno specifico antidoto ed eventualmente effettuare una trasfusione.

Il paracetamolo è contenuto nella Tachipirina®.

Aspirina (acido acetilsalicilico)

I gatti, a differenza delle persone, metabolizzano questo farmaco molto lentamente: è molto facile dare al gatto una dose eccessiva, con gravi conseguenze per i reni e il fegato. I sintomi comprendono anoressia, depressione, vomito, respirazione affannosa e febbre; la morte può subentrare in pochi giorni.

In caso di somministrazione accidentale occorre subito rivolgersi al veterinario per le cure appropriate.

Permetrine

Le permetrine sono prodotti antiparassitari presenti in alcuni prodotti per cani, che tuttavia risultano estremamente tossiche nei gatti, in cui causano convulsioni, coma e morte. I gatti sono così sensibili all’azione tossica delle permetrine che si possono avvelenare anche se sono a stretto contatto con un cane a cui sono state applicate. Quando si applica un prodotto antiparassitario nel gatto, occorre leggere con cura le istruzioni e assicurarsi che sia specificatamente indicato anche per questo animale.

Le permetrine sono contenute nei seguenti antiparassitari per cani:

  • Advantix
  • Frontline Triact (ma non nel Frontline Combo)
  • Expot
  • Vectra 3D
  • Scalibor collare
Organofosfati e carbamati

Queste sostanze si trovano negli insetticidi, sia per animali (per esempio, collari antiparassitari) sia per l’ambiente, esponendo comunemente il gatto al pericolo di avvelenamento. I sintomi, sebbene non strettamente specifici, sono abbastanza caratteristici: tremori, salivazione, vomito, diarrea, pupille ristrette, per arrivare a convulsioni, coma e morte.

Le possibilità di guarigione sono tanto maggiori quanto prima viene istituita la terapia, che consiste nella somministrazione di liquidi per via endovenosa, atropina ed eventuali tranquillanti. Nel caso degli organofosfati esiste un antidoto specifico, che però non funziona nell’intossicazione da carbamati. Se l’avvelenamento è causato da una sostanza venuta a contatto con la pelle è anche utile un bagno con un detergente delicato per rimuovere quanto più tossico possibile. La ripresa completa può richiedere diverse settimane. Poiché i gatti sono estremamente sensibili all’azione tossica di carbamati e organofosfati, è bene evitare l’impiego di antiparassitari contenti queste sostanze, anche in considerazione del fatto che ormai sono facilmente reperibili antiparassitari totalmente innocui, sicuri ed efficaci.

Piretrine e piretroidi

Le piretrine sono insetticidi che derivano dall’estratto di una pianta, mentre i piretroidi sono gli analoghi sintetici; in generale, sono sostanze poco tossiche per i mammiferi, con l’eccezione del gatto che ha una maggior difficoltà a metabolizzarle. I gatti di meno di un anno di età sono particolarmente sensibili all’azione tossica di queste sostanze. I segni clinici variano da salivazione profusa e abbattimento a, nei casi più gravi, tremori, vomito, diarrea e convulsioni. Le cure sono principalmente sintomatiche e di sostegno (reidratazione, sedativi); in caso di applicazione sulla pelle è importante rimuovere la sostanza con un bagno.

Sostanze tossiche

Glicole etilenico

Il glicole etilenico è uno degli ingredienti del liquido antigelo per le macchine; il suo sapore piace ai gatti che possono leccarlo spontaneamente. Causa insufficienza renale ed è estremamente tossico: un cucchiaino e mezzo rappresenta una dose letale per un gatto. Entro 30 minuti dall’ingestione il gatto si comporta come se fosse ubriaco, mostrando incoordinazione e disorientamento fino anche a coma e morte entro 12 ore. Se supera questo stadio compaiono vomito, depressione e convulsioni. Purtroppo la terapia ha successo solo se iniziata entro 3-6 ore dall’ingestione e richiede un centro veterinario molto attrezzato. È fondamentale prevenire il contatto dei gatti con questa sostanza ed eventualmente saper cogliere i primi segni di intossicazione intervenendo immediatamente, senza aspettare per vedere se i sintomi passano da soli.

Cioccolata

La cioccolata è molto pericolosa per i gatti e in dosi elevate può causare la morte, per il suo contenuto di caffeina e teobromina che agiscono sul sistema nervoso centrale e sul cuore. La gravità dei sintomi dipende dalla quantità di cioccolata ingerita e comprendono sete, vomito, diarrea, iperattività, irrequietezza, urinazione frequente, alterazioni della frequenza cardiaca; nei casi più gravi si osservano tremori, convulsioni, coma e morte. Non esistono antidoti, ma vanno prese misure per controllare i sintomi finché l’organismo non ha eliminato le sostanze tossiche. Se l’ingestione è recente (entro un’ora), il veterinario può indurre il vomito. Nei casi più gravi si somministrano liquidi per via endovenosa, farmaci per controllare i tremori e le convulsioni e le alterazioni del ritmo cardiaco, ossigeno e si tiene monitorato il cuore. I sintomi possono persistere anche per tre giorni e il trattamento prosegue finché il gatto non si è completamente ristabilito.

Veleno per topi

I veleni per topi contengono sostanze anticoagulanti che agiscono privando l’organismo di vitamina K, indispensabile per la coagulazione del sangue. I sintomi di avvelenamento spesso sono molto vaghi, perché le emorragie non si notano in quanto si verificano internamente, a livello di polmoni o di articolazioni. Il gatto può avvelenarsi per l’ingestione diretta del veleno oppure per aver mangiato roditori che a loro volta hanno ingerito il veleno. Non si dovrebbe mai utilizzare il veleno per topi nelle aree in cui vivono animali domestici o selvatici perché gli incidenti sono molto comuni, anche se si cerca di nascondere bene il veleno.

I sintomi più frequenti sono rappresentati da respiro difficoltoso per emorragie polmonari, zoppicature per emorragie articolari, ecchimosi; piccole ferite possono sanguinare senza interruzione. La diagnosi può essere confermata da un semplice esame che valuta la capacità del sangue di coagulare. L’antidoto, la vitamina K, è efficace in poche ore, bloccando i sintomi. La terapia va protratta per diverse settimane, altrimenti i sintomi possono ripresentarsi.

Metaldeide (veleno per lumache)

La metaldeide si trova nelle esche velenose per le lumache, che non dovrebbe mai essere utilizzato nelle aree in cui si trovano animali perché facilmente lo possono ingerire. Provoca tremori e convulsioni; poiché non esiste un antidoto specifico, il trattamento consiste nella somministrazione di sedativi e di liquidi per via endovenosa, per sostenere l’organismo finché non si è liberato del veleno. Se la quantità ingerita non è stata notevole e se si interviene in tempo con la terapia il gatto può guarire.

Piante tossiche

Esistono numerosissime piante tossiche per il gatto; alcune causano solo lievi sintomi irritativi, altre sono notevolmente pericolose tanto da causare la morte, come i gigli. Il problema è più frequente nei gatti che vivono chiusi in casa: non avendo la possibilità di procurarsi dell’erba, che consumano comunemente, mangiano le piante in vaso a cui possono aver accesso. Per la maggior parte delle piante tossiche non esiste un antidoto specifico, è solo possibile attuare misure terapeutiche generali: lavanda gastrica, somministrazione di carbone attivato e di lassativi, terapia reidratante endovenosa. Per il veterinario è molto utile sapere con precisione qual è la pianta responsabile dell’intossicazione, quando è possibile identificarla. La possibilità di guarigione dipende anche dal tempo trascorso dall’ingestione pertanto è importante effettuare un intervento tempestivo.

Ovviamente come sempre la prevenzione è la miglior cura, quindi occorre porre ogni attenzione per evitare che il gatto possa venir a contatto con piante tossiche, e nel dubbio è preferibile non tenere in casa una pianta di cui non si conoscono bene le proprietà. Questa è una lista delle piante più comuni e pericolose per il gatto.

Su questa pagina è presente un elenco delle più comuni piante tossiche.