gotta rettili

La gotta è una grave malattia che può colpire i rettili con insufficienza renale. Consiste nella deposizione di cristalli di acido urico sulla superfice delle articolazioni (gotta articolare) e degli organi interni, soprattutto cuore e fegato (gotta viscerale). Questi cristalli causano una risposta infiammatoria che nelle articolazioni colpite causa gonfiore e dolore. Non è una patologia molto frequente, e può colpire tanto i rettili vegetariani che quelli carnivori. L’acido urico deriva dal metabolismo delle purine, sostanze che si trovano nel cibo e che vengono anche prodotte dall’organismo. È una sostanza di scarto che viene eliminata dai reni.

Se per vari motivi nel sangue la concentrazione di acido urico aumenta (condizione detta iperuricemia) questo di deposita sulle articolazioni e sulle superfici degli organi interni.

Nei rettili i fattori di rischio riconosciuti per lo sviluppo della gotta sono:

  • la disidratazione, che causa un aumento della concentrazione nel sangue di acido urico;
  • la somministrazione di aminoglicosidi e sulfamidici, due tipi di antibiotici che possono danneggiare i reni, soprattutto se il paziente è disidratato;
  • le malattie renali infettive, tumorali e parassitarie;
  • una dieta contenente un eccesso di purine.

Quest’ultima condizione è tipica dei rettili vegetariani a quali vengono somministrati alimenti ricchi di proteine animali quali cibo per cani o gatti e carne, o dei rettili onnivori a quali viene somministrata una dieta che contiene un eccesso di proteine animali rispetto alla loro dieta naturale.

Alimenti molto ricchi di purine:

  • Frattaglie: fegato, reni, cervello, cuore
  • Alcuni pesci: acciughe, sardine, aringhe, sgombro

Alimenti con un contenuto medio di purine:

  • Carne rossa: manzo, maiale, agnello
  • Pollame: pollo, tacchino
  • Crostacei: gamberi, aragoste
  • Legumi: fagioli, lenticchie, piselli
  • Asparagi
  • Spinaci
  • Funghi
  • Cavolfiore

Sintomi della gotta

I sintomi della gotta possono variare secondo i tessuti colpiti, e in genere si sommano a quelli dell’insufficienza renale. Un sintomo frequentemente osservato nelle iguane è la costipazione, causata dall’aumento di volume dei reni secondario all’insufficienza renale, che comprimono l’intestino. Con il tempo si arriva alla completa ritenzione urinaria e fecale, che è il sintomo per cui l’animale viene portato alla visita. Altri sintomi non specifici comprendono debolezza e anoressia. I sintomi articolari sono dovuti all’infiammazione dolorosa delle estremità con conseguente tumefazione e zoppia.

A volte si ha la deposizione nella mucosa della cavità orale di cristalli di acido urico, che appaiono come puntini chiari.

gotta rettili

Tumefazione della zampa in un camaleonte con gotta articolare

Testudo gotta

Tartaruga di terra con la zampa gonfia a causa di una grave forma di gotta articolare

Diagnosi

Si valutano le condizioni di allevamento, in particolare il grado di umidità del terrario, la disponibilità di acqua da bere, come viene somministrata e il tipo di alimentazione. I segni clinici sono indicativi quando c’è un interessamento delle articolazioni, che appaiono ingrossate. Si può aspirare del materiale con una siringa per osservarlo al microscopio. In questo modo si possono vedere direttamente i cristalli di acido urico.

Terapia

Le forme avanzate di gotta non sono trattabili a causa del danno esteso ai reni e agli organi interni. Nelle forme iniziali l’eliminazione delle cause e una terapia aggressiva possono portare alla sua regressione. La terapia più importante consiste nella reidratazione, per stimolare l’urinazione.

I farmaci per il trattamento della gotta e la loro efficacia sono ben studiati nell’uomo ma nei rettili mancano studi controllati per verificarne l’efficacia, i dosaggi migliori e gli effetti collaterali. Per questo motivo il loro uso e i dosaggi sono ancora su base empirica. Si usano farmaci che aiutano l’eliminazione dell’acido urico e altri che riducono l’infiammazione delle articolazioni.

Altri elementi importanti della terapia consistono nell’alimentazione forzata in caso di anoressia e nel fornire al paziente condizioni ambientali ottimali.