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La calopsitta

Classificazionecalopsitta5

Classe: Aves

Ordine: Psittaciformes

Famiglia: Cacatuidae

Sottofamiglia: Calyptorhynchinae

Genere: Nymphicus

Specie: N. hollandicus

La calopsitta è il cacatua di taglia più piccola. È originaria dell’Australia, dove è diffusa in aree aride e semiaride, ma vicine a corsi d’acqua. Vive in coppia o in piccoli gruppi.

Descrizione

La lunghezza complessiva è di 30-33 cm. La testa, come nei cacatua, è adornata da una cresta erettile, che viene alzata quando la calopsitta è allertata da qualcosa. La coda è molto lunga e rappresenta circa la metà della lunghezza totale del corpo. La colorazione originaria è prevalentemente grigia, con aree bianche sul margine esterno delle ali. Nei soggetti immaturi la colorazione è uguale in maschi e femmine; la parte inferiore delle penne della coda presenta linee trasversali gialle, la parte inferiore delle penne lunghe (primarie) delle ali presenta macchie gialle, la faccia e la cresta grigia.

Dopo i 6 mesi di età, compiuta la prima muta, i due sessi presentano una differenza di colorazione. I maschi perdono le strisce e le macchie gialle di coda e ali, la faccia e la cresta diventano gialle e compare sulle guancie un’ampia macchia arancione vivo. La femmina mantiene le strisce gialle sulla coda e forma anch’essa una macchia arancio sulla faccia, ma più smorta che nel maschio, e la faccia e la cresta restano prevalentemente grigie.

Con l’allevamento sono state sviluppate una quindicina di variazioni di colore, tra cui albino, lutino e grigio. In queste variazioni, la distinzione dei sessi in base alle differenze cromatiche possono essere difficili o impossibili.


Longevità

La calopsitta in cattività vive mediamente 15-20 anni, se gestita correttamente, ma potenzialmente può superare i 30 anni.


calopsitta4La calopsitta come pet

Tutte le calopsitte in commercio sono allevate in cattività. Per la taglia ridotta, la facilità di gestione, la bellezza e la socievolezza, questo pappagallo è molto apprezzato come animale da compagnia. I soggetti allevati a mano o abituati ad essere maneggiati fin da piccoli sono particolarmente docili e si affezionano facilmente alle persone, ma anche quelli più schivi e paurosi in genere si addomesticano abbastanza facilmente.

Le calopsitte sono animali sociali, che in natura formano coppie fisse. Possono quindi essere tenute in coppia, in caso contrario hanno bisogno di ricevere molte attenzioni e compagnia.

 La gabbia

La gabbia deve essere più ampia possibile ed essere maggiormente sviluppata in larghezza che in altezza, in modo da permettere alla cocorita di volare orizzontalmente. La misura minima della larghezza è di 80 cm, ma dovrebbe essere preferibilmente maggiore. La gabbia deve essere di acciaio (zinco, piombo e rame sono materiali tossici). Anche il rivestimento di vernice può causare avvelenamento, se viene asportato con il becco e ingerito. Per dare agli uccelli un maggior senso di sicurezza è consigliabile porre la gabbia contro una parete, perché un lato sia chiuso.

La gabbia va arredata con diversi posatoi; è preferibile usare dei rami di legno naturale, di diametro variabile, per favorire una buona ginnastica delle zampe e prevenire lesioni dei piedi; il diametro medio dei posatoi deve essere tale da consentire alla zampa di circondarli senza che le dita opposte arrivino a toccarsi. I posatoi di plastica non sono adeguati, e spesso hanno un diametro insufficiente. Trattandosi di uccelli vivaci e curiosi, all’interno della gabbia vanno sistemati vari tipi di giocattoli non tossici: funi, oggetti di legno da distruggere con il becco, ecc. Non bisogna tuttavia riempire di oggetti la gabbia a tal punto che le calopsitte non riescano a volare o abbiano addirittura difficoltà a muoversi.

Il materiale migliore da porre sul fondo è rappresentato da fogli di giornale, da sostituire ogni giorno.

I contenitori del cibo e dell’acqua devono essere tanti quanti gli occupanti della gabbia, per evitare che i soggetti dominanti impediscano ai più remissivi di alimentarsi. Vanno posti accanto ai posatoi, per facilitare l’accesso al cibo.

La collocazione della gabbia è un fattore importante. Le calopsitte hanno bisogno di compagnia, pertanto la sistemazione ideale è in una stanza in cui vi sia la presenza di persone per buona parte del tempo, ad esclusione della cucina perché è un ambiente che può essere pericoloso per gli uccelli in gabbia (per le emissioni delle pentole antiaderenti di teflon, o i vapori dei prodotti per la pulizia del forno, ad esempio). La notte l’ambiente deve essere silenzioso e buio, per consentire ai pappagalli di dormire indisturbati.

La gabbia deve essere al riparo da correnti d’aria e dalla luce diretta del sole, che può provocare un colpo di calore, e non raggiungibile da potenziali predatori o animali che possono spaventare gli uccelli, come cani e gatti.

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Fuori dalla gabbia

Se si dispone di una stanza sicura, si può liberare regolarmente la calopsitta per permetterle di volare e fare un sano esercizio. La stanza deve essere rigorosamente a prova di fughe e incidenti. Le finestre devono essere chiuse, con i vetri coperti (ad esempio con una tenda) per evitare che l’uccello vi vada a sbattere contro. In alternativa, se ci sono zanzariere si possono abbassare. Anche le porte vanno tenute chiuse. I vari pericoli a cui può andare incontro la calopsitta libera nella stanza sono:

  • annegamento (bacinelle o pentole piene d’acqua)

  • ustioni (caminetti, stufe, fornelli, candele o piastre elettriche accesi)

  • folgorazione (fili elettrici)

  • avvelenamento (sigarette, farmaci, cioccolata, prodotti per la casa, piccoli oggetti di zinco o piombo)

Ovviamente cani, gatti e furetti eventualmente presenti vanno tenuti fuori dalla stanza. Attenzione anche a non calpestare o schiacciare inavvertitamente l’animale, alle sedie a dondolo o ai ventilatori da soffitto.

La calopsitta va sorvegliata con attenzione per tutto il tempo che la si lascia fuori dalla gabbia, per agire tempestivamente se incorre in qualche pericolo che non era stato previsto nella pianificazione della libera uscita.

Per limitare (ma non impedire!) l’estensione del volo, le penne delle ali possono essere tagliate. Poiché questa operazione va fatta con una certa accortezza per evitare che l’uccello cada e si ferisca nel tentativo di volare, è bene sia eseguita con la guida di un veterinario esperto in medicina aviare, almeno le prime volte. Prima di tagliare le ali, è essenziale che la calopsitta abbia già imparato a volare, altrimenti il taglio delle ali le impedirà di imparare correttamente, rendendola insicura. Il taglio va poi fatto in modo graduale, in modo che l’animale si adatti alla nuova condizione con gradualità e non cada a terra al primo volo con le ali tagliate. Il taglio va ripetuto periodicamente dopo la muta, quando le penne accorciate sono state sostituite da nuove penne. Si deve prestare attenzione a non tagliare una penna in crescita attiva, quando il calamo contiene ancora i vasi sanguigni.

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Alimentazione

Una corretta alimentazione è fondamentale per la salute delle calopsitte, come per tutti gli animali. Le diete basate sui semi sono sbilanciate e carenti di molte vitamine e microelementi, troppo ricche di grassi, e favoriscono l’obesità, facile da instaurare in uccello chiuso in gabbia che non deve volare per chilometri alla ricerca del cibo. La dieta ideale è basata sull’impiego di mangimi formulati pellettati, di cui esistono in commercio diverse marche. I mangimi migliori sono quelli senza coloranti, conservanti e aromi artificiali. La dieta va integrata con una varietà di frutta e verdura fresche (possibilmente biologiche), evitando l’avocado e le parti verdi di pomodoro e patate. I vegetali migliori sono quelli arancio o verde scuro (es. carote, broccoli) che sono più ricchi di vitamina A. I vegetali possono essere fatti a pezzettini e posti in una vaschetta, oppure appesi interi alla gabbia per stimolare l’esplorazione, il gioco ed eventualmente il consumo. Altri cibi permessi sono pane o pasta integrali, patate cotte o crude (evitando le parti verdi), patate americane cotte, cereali e legumi cotti. Gli alimenti controindicati sono quelli ricchi di grassi o salati.

Riproduzione

Il maschio è fertile a circa 21 mesi, e la femmina a 15-18 mesi. La femmina depone 4-7 uova per covata, a intervallo di due giorni l’una dall’altra. L’incubazione dura 18-22 giorni. Sia il maschio che la femmina covano le uova, alternandosi nel nido. I piccoli sono pronti a lasciare il nido a 4-5 settimane di età, ma continuano ad essere alimentati dai genitori fino a 8-10 settimane di età.

Per rendere i piccoli docili e domestici, li si possono maneggiare alcuni minuti al giorno mentre sono ancora nel nido, oppure possono essere rimossi dal nido dei genitori e allevati a mano quando hanno 2-3 settimane di età.

La femmina può deporre uova anche in assenza del maschio, in tal caso le cova per circa una settimana e poi le abbandona quando realizza che non sono fertili.

Se alla femmina vengono sistematicamente portate via le uova, continuerà a deporle per settimane, cosa che comporta un grave stress al suo organismo e forti carenze minerali. Questo problema, detto ovodeposizione cronica, può essere prevenuto con diversi accorgimenti. Per prima cosa, le uova non vanno tolte dal nido ma lasciate covare fino a che la femmina si stufa.

Si può modificare l’ambiente, per renderlo, agli occhi della calopsitta, meno adatto alla cova perché meno sicuro. Nelle gabbie delle femmine sole non si deve mettere a disposizione il nido e non si devono applicare specchi. Se la deposizione è iniziata si deve spostare la gabbia in un posto diverso, in modo che la femmina sia in un ambiente non familiare. Si deve accorciare il fotoperiodo coprendo la gabbia, in modo che le ore di luce siano ridotte a 8-10 al giorno. Si somministra una dieta a basso contenuto di grassi e priva di vegetali freschi: l’ideale è una dieta pellettata, senza alcuna integrazione di frutta e verdura, per alcuni mesi. Nei casi più gravi il veterinario può somministrare dei prodotti ormonali per inibire la produzione di uova.

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