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Anfibi: gestione in cattività

gestioneIntroduzione

Ogni specie di anfibi ha specifiche esigenze di allevamento, ma nella gestione domestica possiamo suddividere gli anfibi in gruppi che richiedono un tipo di ambiente con caratteristiche comuni, vale a dire terrestri, fossori (che vivono sottoterra), semiterrestri (semiacquatici), acquatici e arboricoli.

L’ambiente in cui allevare gli anfibi, definito in generale vivario, si differenzia quindi in terrario (per le specie terrestri, fossorie e arboricole), acquaterrario o terracquario (per le specie semiacquatiche, che possono richiedere diversi rapporti tra l’elemento acquatico e quello terrestre) e acquario per le specie squisitamente acquatiche.
La gestione del vivario ha molti elementi in comune con quella dell’acquario per pesci (in particolare per quanto riguarda la qualità dell’acqua e i sistemi di filtrazione) e del terrario per rettili (per quanto riguarda ad esempio i sistemi di illuminazione e riscaldamento e i gradienti di temperatura). Si rimanda dunque a questi argomenti per un approfondimento.

È importante che l’ambiente del vivario offra le corrette condizioni ambientali (temperatura, umidità, illuminazione, fotoperiodo, presenza di rifugi, ecc.) per la prevenzione dei problemi di salute. Un microambiente inadeguato anche solo per uno di questi elementi determina stress e quindi immunodepressione, che a sua volta che favorisce la comparsa di malattie infettive.

Il vivario va allestito molto prima di acquistare gli animali da introdurvi. Una volta pronto e messo in funzione, occorre verificare per diversi giorni i valori di temperatura e umidità e, nel caso degli acquari, si devono stabilizzare le condizioni dell’acqua.

gestione2Anfibi terrestri e fossori

Gli anfibi terrestri e fossori (che vivono sottoterra) richiedono ambienti simili: l’unica differenza è che nel caso di specie fossorie il substrato deve essere più profondo di quelle terrestri. Nel vivario deve essere presente un recipiente d’acqua, non più profondo dell’altezza degli anfibi ospitati (per evitare che anneghino accidentalmente). Il substrato deve presentare un gradiente di umidità, vale a dire che l’umidità deve variare da un estremo all’altro del vivario per permettere agli animali di scegliere quella più adeguata. Ciò si può ottenere reclinando il vivario in modo che l’acqua si accumuli da un lato. Uno strato di foglie morte permette agli anfibi di alimentarsi pur restando nascosti, in modo da farli sentire al sicuro. Si possono inserire nel vivario piante vive a scopo decorativo, tranne nel caso di anfibi fossori, che potrebbero sradicarle.

Anfibi semiterrestri

Gli anfibi semiterrestri hanno bisogno sia di un ambiente terrestre che acquatico; questo ambiente fornisce anche un gradiente di umidità che permette agli animali di scegliere il valore preferito. Questo tipo di vivario si ottiene inclinando la vasca, oppure utilizzando uno strato di terriccio drenante da un lato della vasca, con un fondo di acqua.

gestione3Anfibi acquatici

Si tratta di animali che provengono da habitat molto diversificati e quindi con richieste ambientali piuttosto diverse e diversi livelli di tolleranza alla qualità dell’acqua. Gli anfibi che provengono da corsi d’acqua in movimento, come i ruscelli, richiedono elevati livelli di ossigeno e acqua di elevata qualità. Come regola generale la qualità dell’acqua per gli anfibi acquatici deve essere la stessa dei pesci. La vasca va quindi gestita come un acquario, con un adeguato sistema di filtrazione e controlli periodici della qualità dell’acqua; per mantenere il filtro biologico l’ossigeno disciolto deve essere superiore all’80%. Poiché le vibrazioni disturbano gli anfibi, i filtri devono essere quanto più possibile lontani dalla vasca. Ogni 1-2 settimane si deve effettuare un cambio del 10-20% dell’acqua con nuova acqua senza cloro.

La maggior parte delle specie richiede una piccola zona emersa che permetta di lasciare l’acqua. Per le cecilie il livello dell’acqua deve essere tale da permettere loro di raggiungere senza difficoltà la superficie per respirare, soprattutto nel caso dei neonati.

Anfibi arboricoli

Questi anfibi richiedono un vivario sviluppato in altezza, con numerosi rami e piante (soprattutto a foglia larga) per fornire un adeguato numero di nascondigli. Nulla vieta di tenere nello stesso vivario anche anfibi terrestri, se le richieste ambientali sono compatibili.

Vasca

Per creare un vivario per anfibi si utilizza di solito una vasca di vetro, ad esempio un terrario per rettili o un acquario, in vendita nei negozi specializzati in una varietà di dimensioni. La vasca in vetro è resistente e facilmente lavabile e disinfettabile, e permette di visualizzare bene il contenuto e di mantenere un elevato livello di umidità al suo interno. Lo svantaggio può essere nello scarso ricambio d’aria; per migliorare la ventilazione si può utilizzare un coperchio con rete sottile e morbida (in vendita nei negozi per rettili). Per le specie che richiedono livelli di umidità ambientale molto alti si può invece impiegare un coperchio di vetro, ma devono essere comunque presenti fori per la ventilazione, per assicurare un flusso d’aria. Il coperchio può anche servire per contenere gli apparecchi per l’illuminazione e il riscaldamento; in tal caso deve essere profondo almeno 15 cm. Una rete può servire a separare gli apparati di riscaldamento e illuminazione dagli anfibi, per evitare ustioni.

Nella vasca non vi devono essere composti organici volatili, contenuti ad esempio nelle colle, perché sono particolarmente tossici per gli anfibi.

Le dimensioni della vasca devono essere tali da replicare più fedelmente l’ambiente naturale e consentire un adeguato range di umidità. Ovviamente, le specie più attive richiedono uno spazio maggiore di quelle sedentarie. Le dimensioni variano anche secondo la taglia degli anfibi ospitati e il loro numero.

gestione4

Acqua

La qualità dell’acqua della vasca è particolarmente importante; non si deve impiegare acqua con cloro, ma neppure deionizzata; l’ideale è utilizzare acqua distillata o a osmosi inversa.

Quando si effettua il cambio dell’acqua, questa deve avere la stessa temperatura del vivario per evitare dannosi sbalzi termici.

Parametri chimici dell’acqua per gli anfibi

(Fonte: Manual of Exotic Pet Practice, di MA Mitchell e TN Tully)

Parametro Normale Subletale Letale
Ossigeno disciolto > 5 mg/l 2-4 mg/l < 2 mg/l
Ammoniaca < 0,01 mg/l 0,5 mg/l > 1 mg/l
Nitriti < 0,01 mg/l 0,015-0,1 mg/l > 0,1 mg/l
Nitrati 0-5 mg/l 20-50 mg/l Variabile secondo la specie
pH Secondo la specie (in genere 6,5-8,5) 5,5-6,5; 8,6-9,5
Durezza 75-150 mg/l > 150-250 mg/l (possono verificarsi lesioni cutanee) Valori sconosciuti
Alcalinità 20-100 mg/l > 100 mg/l Valori sconosciuti
Cloro (girini) 0-2 ppm* 2-4 ppm > 5 ppm

*ppm: parti per milione

Filtrazione

La filtrazione ha lo scopo di mantenere pulita l’acqua, evitare lo scadimento dei parametri vitali (ammoniaca, nitriti, pH, ecc.) e lo sviluppo di batteri patogeni. I principi della filtrazione sono gli stessi dell’acquario, a cui si rimanda. I tipi di filtri e la loro potenza varia secondo il volume di acqua da pulire. Il filtro può essere utilizzato per creare, con l’acqua di ritorno, piacevoli cascate nel vivario.

gestione5Temperatura e riscaldamento

La temperatura del vivario deve essere compresa entro un range simile a quello presente nell’ambiente naturale originario della specie di anfibio. Per quanto riguarda le specie tropicali, la maggior parte richiede una temperatura compresa tra 21 e 29°C. Le specie dei climi temperati richiedono in generale un range di 18-22°C, con una diminuzione di temperatura in inverno (5-8°C), necessaria se si vuole indurre la riproduzione.

È importante che nel vivario sia presente una variazione di temperatura, un gradiente di 5-8°C, e non una temperatura uniforme, per permettere all’animale di termoregolarsi adeguatamente scegliendo la temperatura preferita. Per creare un gradiente di temperatura si deve porre ad un’estremità del vivario una fonte di calore, come una lampadina spot (che fa anche luce) o una lampada di ceramica (che produce calore ma non luce, e può restare accesa anche di notte). La lampada riscaldante va scelta e collocata con cura, in modo che produca una temperatura adeguata e non crei nel vivario una temperatura eccessiva e che non causi disidratazione seccando troppo l’ambiente. In base ai watt e alla distanza dal fondo si può ottenere la temperatura desiderata; quando si allestisce il vivario si devono effettuare varie prove, per trovare la soluzione più adatta a creare una temperatura idonea, da verificare sempre con i termometri. Si deve anche fare attenzione a sistemare la lampada in modo che non possa venire a contatto diretto con gli anfibi e causare ustioni; in molti casi è preferibile sistemare la lampada all’esterno, sopra il coperchio a rete, fuori dalla portata degli animali. L’uso delle cosiddette “rocce calde” è assolutamente controindicato per gli anfibi. Anche le lampadine a infrarossi non sono idonee in quanto tendono a causare disidratazione e non sono utili ad aumentare l’umidità ambientale.

Materassini e cavetti riscaldanti possono essere utilizzati, sempre insieme ad un termostato, per riscaldare il vivario, ma vanno collocati all’esterno per prevenire ustioni. Per mantenere il gradiente di temperatura vanno sistemati da un lato del terrario, per lasciare una zona più fresca ed evitare un riscaldamento uniforme.

gestione 13Le specie acquatiche richiedono l’uso di riscaldatori per acquari collegati ad un termostato. Nel caso delle cecilie, i riscaldatori vanno sistemati in modo da evitare il contatto diretto, perché questi anfibi vi si possono avvolgere ustionandosi. Questo si può ottenere proteggendo il riscaldatore con una rete o un tubo in PVC.

I riscaldatori per acquari possono essere utilizzati anche per riscaldare gli acquaterrari, sistemandoli nell’acqua. L’acqua evaporando riscalda il resto del vivario e inoltre mantiene un’elevata umidità. In questo caso l’acqua rimane a temperatura costante, ma l’aria presenta un gradiente di temperatura perché è più fresca quanto più è lontana dall’acqua.

Per riscaldare un terrario, si può collocare il riscaldatore dentro un recipiente d’acqua (come un vaso di vetro) sistemato ad un’estremità del terrario, ottenendo lo stesso effetto di riscaldare l’aria e mantenere elevata l’umidità, e creare un range di temperatura.

Le specie dei climi temperati richiedono una diminuzione della temperatura notturna di circa 6-8°C. In genere è sufficiente spegnere la sera i sistemi di riscaldamento, lasciando che la temperatura cali naturalmente a livello di quella della stanza. Se questa però è fredda, si deve abbassare la regolazione dei termostati e alzarla nuovamente al mattino. Le specie tropicali e acquatiche, invece, non necessitano di variare la temperatura tra la notte e il giorno.

La temperatura all’interno del vivario va sempre controllata con due termometri, uno sul punto più caldo e uno sul punto più fresco, per valutare che esista un corretto gradiente e che questo sia entro l’intervallo adeguato per la specie di anfibio.

Alcune specie di anfibi, come alcune salamandre, hanno bisogno di temperatura relativamente basse e può essere necessario utilizzare un qualche sistema di raffreddamento, ad esempio un apposito apparecchio che produce basse temperature con cui raffreddare il vivario.

Molte specie di anfibi nel loro ambiente naturale vanno in letargo quando la temperatura ambientale si abbassa. È noto che un periodo di letargo invernale è indispensabile per stimolare l’attività riproduttiva, ma non si sa se sia indispensabile per il benessere a lungo termine degli anfibi. Al contrario, le specie tropicali non vanno in letargo e richiedono una temperatura costante tutto l’anno.

Umidità

La maggior parte degli anfibi ha bisogno di un’umidità ambientale superiore al 70% (in generale, 75-95%); anche le specie adattate a climi asciutti hanno bisogno di avere accesso ad una zona umida.

L’umidità del vivario va mantenuta elevata spruzzandolo d’acqua di frequente, utilizzando uno spruzzatore o un sistema automatico di nebulizzazione. Per aiutare a mantenere un’elevata umidità si può utilizzare un aeratore da acquario immerso in un recipiente d’acqua; anche l’uso di piante vere è di aiuto. L’acqua utilizzata deve essere priva di cloro (distillata oppure lasciata a decantare per 1-2 giorni).

La presenza di un coperchio aiuta a mantenere l’umidità del vivario, facendo attenzione però a curare la ventilazione.

gestione6Illuminazione

In generale, il vivario per anfibi diurni deve contenere una lampada a spettro completo, che fornisce una luce simile a quella del sole. È controversa l’utilità e la necessità che la lampada impiegata emetta anche radiazioni nello spettro UVB, che consentono la sintesi di vitamina D3, indispensabile per l’assimilazione del calcio dall’alimento. Nel dubbio, è preferibile utilizzare lampade che emettano anche nello spettro UVB. Si deve ricordare che queste lampade vanno rinnovate ogni 6-12 mesi perché con il tempo l’emissione di raggi ultravioletti diminuisce fino a cessare, anche se è ancora presente l’emissione di luce visibile. Il vetro, la plastica e il plexiglas bloccano completamente i raggi UVB, quindi la lampada a ultravioletti va posta dentro il vivario, senza schermatura. Poiché l’efficacia dei raggi UVB diminuisce con la distanza, la lampada va posta ad una distanza di 30-40 cm dal suolo.

Per gli anfibi notturni può essere sufficiente la luce ambientale, ma se si vogliono fare crescere delle piante è necessaria una fonte di luce specifica per le piante, a spettro completo. Inoltre, l’illuminazione offre sicuramente una miglior resa estetica del vivario e permette di osservare meglio i suoi abitanti.

In tutti i casi è importante rispettare il fotoperiodo, ossia la fisiologica alternanza delle ore di luce e di buio, per non creare disagio agli animali. In generale è adeguato un periodo di 12 ore di luce e 12 di buio. Se si vuole indurre la riproduzione, può essere necessario variare le ore di luce per renderle uguali a quelle dell’ambiente naturale nella stagione riproduttiva.

Nel caso degli anfibi notturni si deve utilizzare durante la notte una fonte di luce tenue, simile alla luce lunare, ad esempio una lampadina blu. L’ideale è usare un reostato collegato alla fonte di luce diurna, in modo da abbassare gradualmente l’illuminazione verso sera e aumentarla gradualmente la mattina, per non spaventare gli animali con una variazione di illuminazione brusca.

In nessun caso si deve esporre il vivario alla luce solare diretta, perché causerebbe un rapido surriscaldamento, con la morte degli occupanti.

gestione1Ventilazione

Considerata l’elevata umidità del terrario, una buona ventilazione è essenziale per prevenire lo sviluppo di pericolose muffe o di batteri patogeni nel substrato. La ventilazione è inoltre necessaria per il ricambio dell’aria e l’eliminazione dell’anidride carbonica. La ventilazione non deve essere eccessiva per non creare correnti d’aria o essicazione.

La ventilazione di base viene garantita da una griglia sul coperchio del vivario, che può semplicemente essere fatta con un’intelaiatura ricoperta da una rete a maglie sottili. L’areazione può essere aumentata con la presenza di griglie forate sui lati del vivario.

Un ottimo sistema per aumentare l’areazione nei vivari acquatici (ma utilizzabile anche in quelli terrestri e semiterrestri) è l’utilizzo di una pompa da areazione per acquari. Si collega un tubo di gomma alla pompa e l’altra estremità a un diffusore dell’aria (di pietra porosa o plastica), immerso nell’acqua. Quando la pompa è in funzione l’aria emessa dal diffusore crea una gentile corrente e ossigena l’acqua. La corrente aumenta il contatto dell’aria con la superficie, favorendo gli scambi gassosi e l’eliminazione dell’anidride carbonica. In terrari e terracquari, se utilizzata nella parte sommersa la pompa aumenta l’umidità dell’aria; con un po’ di inventiva può inoltre essere utilizzata per creare piccole cascate.

Substrato

La scelta del tipo di substrato è di grande importanza nel vivario per la sua implicazione nella salute degli anfibi. La soluzione migliore consiste nell’impiego materiale più simile possibile a quello dell’ambiente naturale degli anfibi che ospita; sono da evitare materiali potenzialmente pericolosi, vale a dire materiali corpuscolati che possono essere ingeriti e causare costipazione e ostruzione, come la ghiaia, di diverse dimensioni. Per prevenire l’ingestione di ghiaia si devono usare materiali di diametro superiore a quello della bocca, in modo che non possano essere ingoiati, oppure si devono alimentare gli animali lontano dalla ghiaia. Prima di porla nel vivario, la ghiaia va lavata con molta cura sotto acqua corrente.

Se si usa terriccio, questo deve avere un pH neutro e deve essere sterilizzato lasciandolo in forno (200°C per 30-60 minuti di uno strato di 2-3 cm) oppure esponendolo al sole per alcune ore. Il terriccio non sterilizzato può veicolare parassiti dannosi come artropodi e vermi. Per gli anfibi fossori, come le cecilie, lo strato deve essere di almeno 3-10 cm; il materiale deve presentare un gradiente di umidità, in modo che l’animale scelga la zona più adatta alle sue esigenze, e il materiale non deve essere troppo compatto, per permettere agli animali di scavare agevolmente dei tunnel. Al di sopra del terriccio si può mettere uno strato di foglie morte o di pezzetti di corteccia; questi materiali possono essere liberati da eventuali artropodi parassiti mettendoli in congelatore per alcuni giorni, dentro un sacchetto di plastica. In nessun caso si devono usare pesticidi per eliminare i parassiti.

Il terriccio del substrato va completamente asportato ogni 2-3 mesi e sostituito con materiale fresco.

Un ottimo materiale di fondo è la torba di sfagno (materiale usato in orticoltura), perché è morbido e soprattutto ha un’ottima capacità di trattenere l’umidità. Va rinnovato ogni 2-4 settimane, perché con il tempo tende a compattarsi troppo e a sviluppare microrganismi indesiderati. La vermiculite è controindicata perché può essere ingerita causando ostruzione intestinale.

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Igiene

Curare meticolosamente l’igiene del vivario è essenziale per la salute degli anfibi che ospita e rappresenta la parte più impegnativa nella gestione del vivario stesso. Nell’ambiente chiuso e ristretto del vivario i resti del cibo e le deiezioni si accumulano rapidamente, creando le condizioni ideali per la proliferazione di batteri e muffe.

Gli insetti morti e i loro resti vanno rimossi dal terrario appena li si nota. Altri elementi che vanno rimossi sono foglie cadute, piante morte, deiezioni, pelle della muta, uova non fertili.

Per la disinfezione si possono usare varechina o lisoformio diluiti, avendo cura di risciacquare a lungo sotto acqua corrente per eliminare ogni residuo. Non si deve dimenticare che la cute degli anfibi è permeabile e può assorbire facilmente ogni sostanza chimica con cui viene a contatto, con effetti dannosi.

Accessori

gestione8Gli accessori del vivario sono importanti per creare un ambiente simile a quello naturale, riducendo lo stress legato alla cattività. Non si deve tuttavia esagerare nel decorare il vivario, per non rendere difficoltosa la cattura delle prede con un’eccessiva quantità di piante, legni e rocce che forniscono nascondigli alle prede. Le piante possono essere vere o artificiali. Queste ultime sono durature e facili da pulire e disinfettare, ma perché siano anche estetiche si devono utilizzare materiali di qualità, evitando piante di plastica dall’evidente aspetto finto. Le piante vere hanno il vantaggio di favorire l’umidità ambientale; si devono scegliere piante sicuramente non tossiche, perché le prede che si nutrono eventualmente di queste possono poi trasferire eventuali sostanze nocive agli anfibi che le consumano. Occorre verificare inoltre che sulle piante non siano state impiegate sostanze tossiche come antiparassitari o concimi. Prima di collocarle nel vivario, vanno lavate con cura e il terriccio sostituto, per evitare di introdurre sostanze nocive indesiderate. Occorre fare particolare attenzione alla presenza di lumache, che possono essere ospiti intermedi di altri organismi patogeni per gli anfibi.

Nei vivari arboricoli, i rami possono essere adornati con piante epifite, dalla sicura resa estetica.

Oltre alle piante, altri elementi di arredo possono essere rocce, rami, piccoli rifugi e cascate. Ogni oggetto deve avere bordi smussati, per prevenire ferite, ed essere fissato in modo sicuro, per evitare di schiacciare gli animali se cade. Ogni oggetto deve poter essere rimosso e disinfettato o, secondo il caso, sostituito; in caso di materiali porosi, poiché possono trattenere tracce di disinfettante, si deve procedere ad un risciacquo meticoloso. Piccoli rifugi possono essere facilmente costruiti con scatoline di plastica o tubi in PVC, rivestiti di corteccia e muschio o altri materiali naturalistici.

Letargo

Gli anfibi che provengono da località temperate o subtropicali e da aree montane di solito vanno in letargo durante la stagione fredda. Poiché sono animali ectotermi, che si basano (direttamente o indirettamente) sul calore del sole per sostenere le loro attività metaboliche, con il sopraggiungere del freddo non potrebbero sopravvivere senza il letargo. Durante il letargo il metabolismo rallenta fortemente e consente agli anfibi di resistere senza alimentarsi fino alla primavera grazie alle riserve corporee accumulate durante le stagioni calde.

Gli anfibi vanno in letargo nel fango sul fondo degli specchi d’acqua o interrandosi in profondità, in modo da sfuggire al gelo che li ucciderebbe.

In cattività gli anfibi possono essere tenuti “svegli” tutto l’anno, riscaldando il vivario d’inverno, ma un periodo di letargo sembra importante per la salute e la longevità, e sicuramente è indispensabile per stimolare la riproduzione.

Il letargo si induce riducendo progressivamente la durata delle ore di luce (fotoperiodo) e la temperatura nel corso di un paio di settimane, sospendendo nel contempo la somministrazione di cibo per permettere all’intestino si svuotarsi. Successivamente si può spostare il vivario in una stanza non riscaldata (come la cantina o il garage) dove la temperatura sia compresa tra 4 e 10°C. Se non si dispone di una stanza fredda, si possono mettere gli anfibi in una scatola di plastica contenente terriccio o sfagno inumiditi che viene poi posta in un frigorifero dove la temperatura è stabilmente sui 4-5°C, per due o tre mesi. Al termine, si rimettono gli anfibi nel terrario, dove la temperatura e il fotoperiodo vengono gradualmente riportati ai valori normali nel corso di un paio di settimane.

Se non si è sicuri se gli anfibi che si possiedono richiedono il letargo, è opportuno consultare un allevatore o un veterinario esperto in rettili. Ovviamente, le specie tropicali non devono effettuare il letargo.

gestione9Quarantena

Ogni animale di nuova acquisizione deve essere soggetto ad un adeguato periodo di quarantena prima di venir introdotto in un vivario con altri anfibi. Poiché lo stress deprime il sistema immunitario e facilita lo sviluppo di infezioni, si deve cercare di minimizzare più possibile il disagio durante il trasporto e la collocazione nel vivario. Il vivario di quarantena può essere rappresentato da una normale vasca di vetro, ma si può utilizzare anche una vasca di plexiglas (tipo fauna box) che presenta un coperchio superiore traforato, che consente la ventilazione, e uno o più sportellini sul coperchio, che consentono di afferrare gli anfibi senza pericolo di fuga.

Il vivario di quarantena deve essere posto in una zona tranquilla e decorato in modo sobrio, ad esempio con un piccolo rifugio e qualche pianta di plastica, facilmente disinfettabili. I sistemi di illuminazione, riscaldamento e filtrazione devono essere gli stessi dei vivari decorati. Coprire parzialmente il vivario aiuta a ridurre lo stress degli occupanti.

La durata minima del periodo di quarantena per i soggetti nati in cattività è di 30-60 giorni, che va esteso ad almeno 90 per quelli di cattura (il cui acquisto è comunque sempre sconsigliabile). Appena possibile, i nuovi soggetti vanno fatti visitare da un veterinario esperto in anfibi e va richiesto un esame delle feci per il controllo dei parassiti intestinali.

Quando si accudiscono gli animali in quarantena o ammalati, occorre poi la massima prudenza per non trasferire eventuali patogeni al resto degli animali, usando buone pratiche igieniche, ad esempio lavandosi le mani con un sapone antisettico e disinfettando eventuali oggetti usati nelle vasche di quarantena.

Se al termine del periodo di quarantena gli animali appaiono in salute e si alimentano regolarmente, possono essere trasferiti nel vivario con gli altri.

Densità di animali

Si deve evitare un’eccessiva densità di animali all’interno del vivario in quanto è deleteria per il benessere degli animali. Uno dei problemi principali è la competizione per il cibo: inevitabilmente alcuni anfibi si nutriranno in eccesso, ingrassando, a discapito dei soggetti meno aggressivi, che finiranno per morire d’inedia. Il sovraffollamento crea inoltre maggiori problemi di igiene e favorisce lo stress, fattori che portano ad una maggiore facilità a contrarre problemi infettivi. Maggiore è il numero di animali ospitati nel vivario, maggiori devono essere le dimensioni della vasca. Alcune specie di anfibi, ad esempio Ceratophrys spp., richiedono precauzioni particolari a causa della loro voracità: se i soggetti giovani possono convivere, da adulti vanno separati in quanto potenzialmente cannibali.

Compatibilità di specie

Se si decide di tenere nello stesso vivario anfibi di specie diverse, è obbligatorio scegliere quelli che condividono le stesse richieste ambientali (tipo di substrato, temperatura, umidità, fotoperiodo, ecc.). In genere si tratta di specie che provengono dalla stessa località e che in natura condividono lo stesso microhabitat. Si deve anche evitare di far coabitare specie grosse e voraci con soggetti di piccola taglia, per evitare che questi ultimi vengano divorati. Si deve anche considerare che alcune specie possiedono nella pelle ghiandole velenose, e possono risultare pericolose per altre specie di anfibi con cui vengono a contatto.

gestione10Contenimento

Gli anfibi non sono animali da maneggiare e coccolare come cuccioli o gattini; in generale, non amano affatto essere afferrati, cosa che causa loro un notevole stress. Inoltre hanno una cute molto delicata, facile da danneggiare, e che assorbe rapidamente eventuali sostanze presenti nella nostra pelle come sudore, saponi, disinfettanti, profumi e creme. Per tale ragione non vanno maneggiati che per effettiva necessità e sempre indossando guanti di gomma protettivi, oppure dopo aver lavato le mani con cura, averle risciacquate abbondantemente e lasciate bagnate. Alcuni anfibi secernono attraverso alcune ghiandole cutanee sostanze tossiche e irritanti, perciò dopo averli maneggiati ci si deve lavare le mani con altrettanta cura.

Molti anfibi quando vengono afferrati reagiscono, come mezzo di difesa, liberando il contenuto della cloaca. Poiché questo rappresenta una riserva idrica per l’animale, si deve permettergli di rimpiazzarla prima possibile, garantendogli l’accesso all’acqua (gli anfibi sono in grado di assorbire l’acqua attraverso la pelle).

Un metodo per trasferire un anfibio, ad esempio durante la pulizia del vivario, consiste nel farlo entrare in un piccolo contenitore, come un bicchiere o un barattolo di vetro. In questo modo lo si può anche esaminare senza toccarlo. Questo metodo va sempre utilizzato per maneggiare le cecilie, che sono piuttosto difficili da tenere in mano.

Gli anuri (rane e rospi) di grosse dimensioni possono essere maneggiati circondando con una mano il corpo subito dietro gli arti anteriori, avendo l’accortezza di non stringere troppo forte. Gli anuri di piccole dimensioni vanno afferrati tra le mani chiuse. I caudati (salamandre e tritoni) si afferrano circondando il corpo dietro gli arti anteriori con la mano, e eventualmente afferrando il corpo davanti agli arti posteriori con l’altra mano; la coda non deve mai essere afferrata, altrimenti può staccarsi.

Alimentazione

Gli anfibi adulti sono quasi tutti completamente carnivori (fanno eccezione i Sirendi, che sono onnivori) e si nutrono principalmente di invertebrati (insetti e crostacei); molte forme larvali invece sono vegetariane. Molte specie accettano solo cibo vivo e sono stimolate a nutrirsi dal movimento delle prede. Alcune specie acquatiche si basano sull’olfatto per la ricerca del cibo e sono attratte anche da prede morte.

Negli anfibi in cattività vi è il concreto pericolo di somministrare una dose eccessiva di alimento, o di offrire il cibo con una frequenza eccessiva, portando a problemi di obesità. Le forme larvali e gli anuri di piccola taglia vanno alimentati tutti i giorni. Gli anuri adulti di grande taglia possono essere alimentati ogni due settimane. Alle specie notturne il cibo va offerto di sera o di notte, a quelli diurni di giorno (in una o due somministrazioni).

Gli anfibi terrestri possono essere alimentati con molti tipi diversi di invertebrati (la varietà è importante per assicurare un’alimentazione sana e bilanciata): lombrichi, camole del miele, tarme della farina, grilli, drosofile, falene, enchitrei (piccoli vermi bianchi). Agli anfibi acquatici in aggiunta si possono somministrare piccoli pesci (solo d’acqua dolce) o larve di chironomidi e artemia, in commercio come cibo per pesci, come pure Tubifex (vivi) da somministrare dopo averli accuratamente lavati sotto acqua corrente. Piccoli roditori, come i topi neonati, sono molto ricchi di vitamina A e possono causare problemi di salute se somministrati troppo di frequente.

gestione11Il cibo in pellet per pesci o rettili è inadeguato se formulato per animali vegetariani o onnivori, in quanto gli anfibi adulti sono sempre carnivori e hanno richieste alimentari diverse.

Poiché è difficile fornire un’alimentazione completa e bilanciata è necessario ricorrere ad integratori vitaminici e minerali, anche se il loro uso può a sua volta creare problemi di eccesso. Gli insetti in particolare sono carenti di calcio (a parte i lombrichi) e prima di essere offerti vanno nutriti per 24 ore con un alimento arricchito di calcio e vitamine.

Gli insetti possono essere catturati con una retina in un prato, ma occorre assicurarsi che provengano da una zona libera da pesticidi e altri inquinanti. Alcune specie di insetti, inoltre possono essere tossici o pericolosi (talvolta quelli dai colori molto accesi); si devono evitare vespe, api, coleotteri dal rivestimento molto duro, lucciole.

Gli insetti vanno introdotti nel vivario pochi per volta, in modo che vengano consumati tutti, in caso contrario possono scappare, annegare e inquinare l’acqua, o infastidire gli anfibi. Non sono rari i casi di grilli che hanno causato ferite agli anfibi, in particolare aggredendo gli occhi.

 

anfibi

 

Malattie

Infezioni batteriche

Negli anfibi in cattività le infezioni batteriche sono molto comuni e sono in genere conseguenti a errori di gestione: cattiva qualità dell’acqua, temperatura troppo alta o troppo bassa, scarsa igiene, sovraffollamento, stress. Le abrasioni della cute, dovute a piccoli traumi o alla presenza di un substrato troppo abrasivo, possono fungere da porta di entrata dei batteri.
I batteri implicati più spesso nelle infezioni degli anfibi sono dei generi Aeromonas, Citrobacter, Flavobacterium, Klebsiella, Proteus e Pseudomonas, ma sono possibili anche infezioni da Escherichia coli, clamidia e micobatteri.
Le infezioni possono essere generalizzate o localizzate (interessare ad esempio la cute o il fegato). Le infezioni che colpiscono la pelle vengono indicate genericamente con il termine di “red leg” (zampe rosse) in quanto si manifestano con arrossamenti della pelle degli arti, ma anche dell’addome. Altri sintomi comprendono la presenza di ulcere, ecchimosi e petecchie (emorragie puntiformi). Si possono osservare anche edema generalizzato o raccolta di liquido nella cavità corporea che dà all’anfibio un aspetto gonfio. La condizione può portare alla morte.
Le infezioni batteriche possono anche causare setticemia (diffusione dei batteri con il sangue) ed estendersi a tutti gli organi. La setticemia si manifesta con letargia, anoressia (rifiuto del cibo), sintomi cutanei (“red leg”) e morte.
Le infezioni batteriche si trattano con la somministrazione di antibiotici, reidratazione, miglioramento delle condizioni ambientali. Se si osservano abrasioni o lesioni cutanee, vanno subito disinfettate e trattate con una pomata antibiotica.

Infezioni fungine

I funghi sono microrganismi cosiddetti ubiquitari (presenti ovunque); nell’ambiente caldo e umido del vivario si possono rapidamente sviluppare forme microscopiche di funghi che proliferano nel substrato, ma un anfibio sano ha sufficienti difese immunitarie per non contrarre infezioni. In caso di lesioni della cute (ad esempio abrasioni) o di soggetti immunocompromessi (per stress, altre malattie, ambiente inadeguato) i funghi possono causare infezioni localizzate o generalizzate. La possibilità di causare malattie dipende anche dalla specie di fungo e dalla sua concentrazione nell’ambiente. Una carica ambientale molto elevata può sopraffare le difese immunitarie e causare malattia anche ad anfibi sani.
La maggior parte delle infezioni si localizzano a livello della cute, dove si osservano lesioni di vario tipo: leggere alterazioni di colore della pelle, emorragie e arrossamenti, noduli arrossati o ulcerati, comparsa di materiale cotonoso, distacco della pelle. Si possono anche osservare noduli sottocutanei, riluttanza a muoversi, letargia, incoordinazione e morte. I sintomi e le lesioni spesso non sono specifici e sono sovrapponibili a quelle che si osservano in caso di altre malattie (soprattutto batteriche).
Per la diagnosi sono indispensabili esami di laboratorio (osservazione al microscopio di materiale prelevato dalle lesioni, esami istologici, colture fungine) per identificare i funghi. In alcuni casi è possibile eseguire una terapia con la somministrazione di farmaci antifungini; in altri casi la terapia non è efficace.

Parassiti interni

Gli anfibi possono ospitare nel tratto gastrointestinale numerose specie di parassiti, alcune patogene (che causano problemi di salute) altre commensali (innocue). In caso di proliferazione eccessiva, tuttavia, anche le specie commensali possono causare problemi. I sintomi possono essere: emissione di muco con le feci, diarrea, disidratazione, gonfiore dell’addome, edema generalizzato, perdita di peso. I parassiti possono essere nocivi soprattutto su animali debilitati da altre patologie o stressati. I parassiti intestinali possono essere identificati con l’esame delle feci, a cui dovrebbero essere sottoposti tutti gli anfibi durante il periodo della quarantena, subito dopo l’acquisto.
Alcuni parassiti invadono i tessuti dei muscoli o degli organi interni causando emaciazione, atrofia muscolare, morte. Altri infestano le cellule del sangue, ma spesso non sono patogeni.

Parassiti esterni

Gli anfibi possono essere infestati da diversi tipi di parassiti esterni, tra cui pidocchi, zecche e sanguisughe; le ferite possono essere infestate da larve di mosca. La diagnosi si effettua facilmente con la semplice osservazione della cute e l’identificazione dei parassiti. I parassiti possono essere rimossi manualmente, uno ad uno, con una pinzetta. In alcuni casi si possono utilizzare bagni ipertonici (con sale) o si somministrano antielmintici, come prescritto dal veterinario.

Anasarca (edema)

L’anasarca consiste in un eccessivo accumulo di liquidi nello spazio sottocutaneo (a livello di sacchi linfatici) e/o nella cavità del corpo. Si tratta di un problema relativamente frequente e può essere di gravità variabile, da un lieve accumulo a una notevole raccolta che gonfia l’animale fino a lacerare la cute. Le cause di questo disturbo possono essere numerose:

  • malattie renali
  • malattie della pelle
  • malattie del fegato
  • problemi cardiaci o vascolari (es. trauma, ipocalcemia, ostruzione linfatica)
  • malattie gastrointestinali (es. infestazione da parassiti)
  • infezioni batteriche, fungine e virali
  • problemi riproduttivi nelle femmine
  • fattori ambientali (cattiva qualità dell’acqua, eccessiva umidità ambientale, temperatura troppo fredda, acqua o substrato troppo acidi).

L’anasarca va differenziato dall’obesità, dalla presenza di masse e dalla ritenzione delle uova. Oltre alla visita clinica, per tentare di identificare la diagnosi precisa si possono eseguire una varietà di esami collaterali tra cui l’esame delle feci, l’esame del liquido accumulato, radiografie, colture batteriche ecc.

La terapia dipende dal tipo di problema e può comprendere la somministrazione di antibiotici, farmaci antifungini e antiparassitari, diuretici, la correzione dei parametri ambientali (temperatura, qualità dell’acqua, illuminazione e fotoperiodo ecc.), bagni medicati, alimentazione assistita.

Malattia ossea metabolica

La malattia ossea metabolica (detta anche iperparatiroidismo nutrizionale secondario) si manifesta se la dieta è carente di calcio o se è presente un eccesso di vitamina A, che determina una demineralizzazione dello scheletro, con deformazioni, fratture e posture anormali. Altri sintomi possibili sono gonfiore dell’addome, edema sottocutaneo, prolasso intestinale. È interessante notare che questa malattia si può verificare anche se sono presenti squilibri dei grassi o degli acidi grassi, pur in presenza di livelli normali di calcio e vitamina D3, perché negli anfibi la vitamina D3 è veicolata da lipoproteine (proteine con una parte lipidica).
La diagnosi si conferma con l’esame radiografico, che mostra la scarsa mineralizzazione dello scheletro e la presenza di eventuali deformazioni ossee o fratture.
La terapia consiste nella correzione della dieta, la somministrazione di calcio e l’impiego di una fonte di luce UVB, che stimola la sintesi di vitamina D3, che permette di assimilare il calcio.

Ipervitaminosi D3

La vitamina D3 somministrata in dosi eccessive è dannosa perché provoca la deposizione di calcio a livello degli organi interni provocandone la mineralizzazione. Ciò provoca anoressia, debolezza ed edema sottocutaneo diffuso (anasarca). La causa in genere consiste nella somministrazione di pesci rossi alimentati con cibo commerciale in fiocchi, che contiene elevati livelli di vitamina D3 che si accumulano nel pesce. Un eccesso è possibile anche se si somministrano dosi elevate di integratori contenenti questa vitamina, direttamente agli anfibi o nelle prede che vengono loro somministrate. La diagnosi è possibile solo dopo la morte, con la necroscopia, e non esistono terapie efficaci. È quindi importante prevenire questa condizione curando l’alimentazione e utilizzando gli integratori secondo le istruzioni riportate nella confezione, senza eccedere.

Ipervitaminosi A

L’eccesso di vitamina A interferisce con l’assorbimento e l’utilizzo della vitamina D e quindi del calcio, e causa quindi sintomi simili a quelli della malattia ossea metabolica. L’ipervitaminosi A si osserva negli anfibi nutriti esclusivamente o in prevalenza con roditori, che sono particolarmente ricchi di vitamina A (immagazzinata nel fegato). La diagnosi si esegue mettendo in relazione la dieta e l’esame radiografico, che mostra una decalcificazione ossea. Per prevenire questo problema si deve limitare la somministrazione di roditori, che comunque vanno nutriti con una dieta bilanciata e ricca di calcio.

Ipovitaminosi A

La carenza di vitamina A si verifica se questa vitamina è carente nella dieta (da cui l’importanza di nutrire in modo equilibrato gli insetti da pasto e di utilizzare un integratore). I sintomi della carenza sono costituiti da secchezza degli occhi, lesioni della cornea e impossibilità ad utilizzare la lingua per catturare le prede. La diagnosi si basa sui sintomi e sui risultati della somministrazione di vitamina A. L’integrazione con vitamina A deve essere fatta con attenzione, seguendo le istruzioni sulla confezione, per evitare di cadere nel problema opposto causando una malattia da eccesso.

Costipazione gastrointestinale

L’ingestione di prede troppo grandi rispetto alle dimensioni dell’anfibio, oppure di materiale estraneo come la ghiaia del substrato o di oggetti rinvenuti nel vivario, causa un’eccessiva distensione dello stomaco o l’ostruzione dell’intestino. Gli animali colpiti (soprattutto le rane di grossa taglia) presentano abbattimento, addome dilatato, mancata emissione di feci. La diagnosi si esegue con la palpazione dell’addome e l’esame radiografico o ecografico.
Il materiale estraneo va rimosso chirurgicamente o, se presente nello stomaco, attraverso la bocca.

Sindrome da maladattamento

Questa sindrome si osserva quando le condizioni ambientali del vivario non sono adatte alla specie. I fattori implicati possono essere numerosi: temperatura o umidità troppo alte o troppo basse, mancanza di rifugi, habitat inadeguato, alimentazione inappropriata; altre cause possono essere date da sovraffollamento e competizione con soggetti più aggressivi. Gli anfibi rifiutano il cibo, iniziano a deperire e appaiono letargici. La diagnosi si basa sull’esclusione di altre patologie (tra cui la presenza di infezioni e di parassiti intestinali) e sulla valutazione dell’ambiente del vivario. Oltre a correggere le condizioni ambientali, è necessario sostenere l’anfibio con una terapia di sostegno, come l’alimentazione assistita, la reidratazione e la somministrazione di vitamine.

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