La gestione delle tartarughe semiacquatiche: generi Trachemys, Pseudemys, Chrysemys e Graptemys
La gestione in cattività delle tartarughe semiacquatiche (o d’acqua dolce o palustri) appartenenti ai generi Trachemys, Pseudemys, Chrysemys e Graptemys è molto più complessa di quanto possa apparire al momento dell’acquisto. Questi rettili, sebbene estremamente resistenti, possiedono necessità fisiologiche complesse che, se ignorate, portano inesorabilmente a un declino dello stato di salute. La maggior parte delle patologie riscontrate in queste specie, dalle polmoniti alle gravi alterazioni ossee, è causata da una gestione ambientale inadeguata. È quindi necessario ricreare un habitat che simuli correttamente le condizioni naturali in questi rettili vivono allo stato libero.
L’acquaterrario
Le classiche vaschette di plastica troppo spesso vendute con questi rettili sono totalmente inadeguate. Per gestire correttamente le tartarughe d’acqua dolce è necessario un acquaterrario (in genere una vasca di vetro) di grandi dimensioni, che replichi le condizioni naturali in cui vivono. Per questi generi, che amano nuotare e che crescono in fretta, lo spazio è un parametro vitale. La lunghezza della vasca deve essere almeno cinque volte la lunghezza dell’esemplare adulto, con una profondità dell’acqua tale da permettere il nuoto verticale senza ostacoli.

Rappresentazione schematica della zona basking
Nell’acquaterrario deve essere presente una zona emersa, sotto forma di piattaforma solida, asciutta e facilmente accessibile. Deve essere abbastanza ampia da ospitare l’intero animale fuori dall’acqua, dove possa riscaldarsi sotto una lampada (attività detta “basking”). Questo permette alla corazza di asciugarsi completamente, cosa indispensabile per prevenire la crescita di alghe, funghi e batteri.
L’ambiente può essere decorato con sassi e piante, tenendo conto che si tratta di rettili piuttosto distruttivi e le piante potrebbero avere vita breve. Inoltre le varie decorazioni possono rendere più complicata la pulizia. Sono da evitare i sassolini di dimensioni tali da poter essere ingoiati perché potrebbero dare gravi problemi intestinali.
Qualità dell’acqua e filtrazione
L’acqua è l’elemento in cui queste tartarughe trascorrono la maggior parte del tempo, alimentandosi ed espellendo deiezioni. Di conseguenza l’inquinamento dell’acqua è elevato, molto superiore a quello di un acquario per pesci di pari volume. Un sistema di filtrazione meccanica e biologica è quindi indispensabile. È consigliato l’impiego di filtri esterni a canestro, associato a cambi parziali frequenti dell’acqua.
Calore e raggi ultravioletti
La termoregolazione e il metabolismo minerale dipendono interamente dalla qualità dell’area emersa dedicata al basking. In questo spazio, la tartaruga deve trovare una fonte di calore sottoforma di una lampada riscaldate che porti la temperatura superficiale intorno ai 30-32 °C. Accanto alla fonte di calore si deve collocare una lampada a emissione di raggi UVB specifica per rettili. La radiazione UVB permette la sintesi della vitamina D3, la quale permette l’assorbimento del calcio a livello intestinale. Queste lampade perdono efficacia nel tempo pur continuando a emettere luce visibile, pertanto vanno sostituite regolarmente secondo le indicazioni del produttore, solitamente ogni sei o nove mesi. Le lampade UVB vanno tenute accese 12 ore al giorno, lasciandole spente di notte per permettere il riposo.
Non è necessario riscaldare l’acqua, se la temperatura ambiente non è fredda.

In natura le tartarughe semiacquatiche passano molto tempo a riscaldarsi al sole
Il laghetto esterno e la stagionalità
Quando la tartaruga raggiunge la taglia di 10 cm l’allevamento all’aperto rimane la soluzione preferibile durante la stagione calda. Un laghetto artificiale ben progettato offre un volume d’acqua superiore, la possibilità di esporsi alla luce solare diretta e di esprimere comportamenti naturali come il nuoto e la ricerca del cibo. Per evitare la fuga il laghetto deve avere una recinzione adeguata. Se il laghetto raggiunge una profondità sufficiente, generalmente superiore al metro per evitare che il fondo geli, ed è presente un substrato fangoso, gli esemplari adulti in salute possono affrontare il letargo all’aperto, ricordando che solo i soggetti in buone condizioni di salute possono affrontare il letargo.
Le tartarughe d’acqua dolce hanno il letargo facoltativo: a differenza delle nostre testuggini, possono restare sveglie tutto l’anno, se mantenute al caldo.
Il dimorfismo sessuale e la distinzione dei sessi
Il riconoscimento del sesso nelle tartarughe semiacquatiche non è possibile nei soggetti giovani, poiché i caratteri sessuali secondari si manifestano solo quando l’animale raggiunge la maturità sessuale. Questa a sua volta non dipende strettamente dall’età ma al tasso di crescita e quindi dalle condizioni ambientali che lo influenzano. Nei generi Trachemys, Pseudemys e Graptemys adulte la differenza tra i sessi si riconosce da diversi elementi. Uno dei segni più evidenti riguarda le dimensioni complessive: le femmine adulte sono generalmente molto più grandi e massicce dei maschi, una differenza necessaria per poter ospitare e produrre le uova.
Un altro carattere distintivo è rappresentato dalle unghie degli arti anteriori. Nei maschi, in particolare nel genere Trachemys, le unghie delle zampe anteriori sono più lunghe e sottili. Sono utilizzate nel rituale di corteggiamento, durante il quale il maschio le fa vibrare davanti al muso della femmina. Al contrario, le femmine mantengono unghie corte e proporzionate alla taglia dell’arto.
Anche l’esame della coda e della cloaca fornisce indicazioni determinanti. I maschi possiedono una coda molto più lunga e robusta, con una base larga per poter alloggiare il pene. Inoltre l’apertura cloacale è situata oltre il margine posteriore del carapace. Nelle femmine, invece, la coda è più corta, sottile e con la cloaca posizionata molto più vicina alla base, all’interno del margine della corazza.

Zampa anteriore di un maschio

Unghie di una femmina

Coda di un maschio

Coda di una femmina
Alimentazione
L’alimentazione cambia durante i vari stadi di accrescimento. I soggetti giovani richiedono un apporto proteico maggiore, prediligendo piccoli invertebrati o pesciolini interi. Un’alimentazione adeguata è rappresentata da un buon pellet, di dimensioni adeguate alla taglia delle tartarughe. I gamberetti secchi sono sconsigliati: anche se molto appetibili, non apportano vitamina A. Se usati come unico alimento causano in pochi mesi la morte del rettile.
Man mano crescono, la dieta diventa onnivora o prettamente vegetale. È quindi consigliato dopo i primi anni di vita integrare regolarmente la dieta con erbe di campo (ottimo il tarassaco), piante acquatiche, verdure a foglia scura, carote e zucchine grattugiate. In questo modo si forniscono vitamine, minerali e si prevengono l’obesità e i disturbi del fegato, problemi comuni nei rettili alimentati con cibi commerciali troppo energetici.
La gestione della convivenza e il numero di esemplari
È importante considerare che, a differenza di molti mammiferi, questi rettili non hanno una necessità sociale di compagnia e possono vivere senza stress anche come esemplari singoli. Al contrario, l’inserimento di più individui in spazi ristretti è una delle principali cause di stress cronico e lesioni fisiche. L’unico interesse delle tartarughe per i proprio simili si manifesta al momento dell’accoppiamento. Anche la prole è abbandonata a sé stessa. Se si decide comunque di tenere più soggetti, è indispensabile che il volume d’acqua e la superficie della zona emersa siano ampiamente sovradimensionati, per permettere a ogni animale di definire un proprio spazio e di sottrarsi alla vista degli altri se necessario.
Quando si lasciano insieme più tartarughine neonate, spesso si osserva che alcune crescono e altre rimangono piccole. Questo perché i soggetti più aggressivi e dominanti impediscono agli altri un adeguato accesso al cibo e alla zona basking. Negli adulti le dinamiche di gruppo sono influenzate dal sesso degli occupanti. La convivenza tra due o più maschi adulti è fortemente sconsigliata, poiché la loro natura territoriale li porta spesso a scontri che possono causare ferite gravi al carapace e agli arti. Anche la convivenza tra un maschio e una sola femmina può risultare problematica: l’insistenza del maschio nel corteggiamento può stressare eccessivamente la femmina, portandola a smettere di alimentarsi o a subire lesioni. In un contesto domestico, se si desidera creare un gruppo, il rapporto ideale è solitamente di un solo maschio per diverse femmine, a patto di disporre di una struttura molto vasta, come un laghetto esterno o una vasca di dimensioni notevoli.
In ogni caso, l’introduzione di un nuovo esemplare non deve mai essere immediata. È fondamentale osservare un periodo di quarantena in una vasca separata per escludere la presenza di parassiti o patologie trasmissibili. Una volta inseriti, gli animali vanno monitorati con estrema attenzione durante il momento della somministrazione del cibo, che rappresenta spesso il picco di massima competizione e aggressività. Se si notano morsi, tentativi di dominanza o se un esemplare appare costantemente sottomesso e letargico, la separazione definitiva in habitat distinti rimane l’unica scelta corretta per garantire il benessere e la longevità di entrambi i soggetti.
Responsabilità
Prima di acquistare una tartarughina d’acqua dolce occorre considerare la taglia considerevole e la longevità (che può superare i trent’anni) che caratterizzano questi rettili, nonché la necessità di allestire un terracquario adeguato. Questi fattori portano spesso al loro abbandono. Il rilascio di questi esemplari in natura ha causato danni incalcolabili alla biodiversità locale, soppiantando le specie autoctone. Inoltre, l’abbandono non solo è un reato, ma espone questi animali al pericolo di lesioni e di morte.


