Axolotl

Gli axolotl sono animali relativamente robusti, ma possono facilmente andare incontro a stress e presentano vari problemi di salute. Molte patologie sono il risultato di condizioni di allevamento inadeguate, quindi è molto importate valutare periodicamente la qualità dell’acqua e curare molto la gestione dell’acquario. I segni di malattia sono generalmente aspecifici e includono letargia, scarso appetito o anoressia, ascite (gonfiore del corpo), lesioni cutanee e oculari, degenerazione o riduzione delle branchie e galleggiamento anomalo.

Problemi legati alla qualità dell’acqua

Tossicità da ammoniaca (sindrome della vasca nuova)

Gli axolotl espellendo ammoniaca come prodotto di rifiuto attraverso le branchie e il sistema urinario. L’ammoniaca inoltre può derivare dalla decomposizione nell’acquario delle proteine ​​dell’alimento non consumato. Un aumento dei valori di ammoniaca può essere causato da danni al biofiltro o ai batteri nitrificanti, da un numero eccessivo di axolotl nella vasca, da una sovrabbondanza di alimento o da una vasca non sufficientemente matura.

L’ammoniaca è molto tossica e sono sufficienti livelli di appena 0,05 ppm per causare ispessimento ed emorragia delle lamelle branchiali, cosa che ostacola lo scambio di ossigeno. A 2 ppm possono verificarsi segni neurologici, danni agli organi interni e morte improvvisa. Nell’acquario l’ammoniaca è in equilibrio tra la forma non ionizzata estremamente tossica (NH3) e lo ione ammonio meno tossico (NH4+). La somma delle due forme è chiamata azoto ammoniacale totale (TAN). La proporzione di NH3 in soluzione aumenta con l’aumento del pH, l’aumento della temperatura e la diminuzione della salinità. I kit commerciali per il test della qualità dell’acqua solitamente misurano il TAN e la determinazione dei livelli tossici di NH3 può essere ottenuta utilizzando una tabella di conversione. Il trattamento per la tossicità dell’ammoniaca si effettua con cambi quotidiani del 25-50% di acqua, l’aggiunta di batteri nitrificanti all’acquario e la riduzione al minimo dell’alimentazione.

Tossicità da nitriti (malattia del sangue marrone)

Spesso un aumento dell’ammoniaca è seguito da un aumento dei nitriti. Nel filtro alcune specie batteriche trasformano l’ammoniaca in nitriti e altre specie i nitriti nei meno tossici nitrati (processo di nitrificazione). Queste specie batteriche sono meno aderenti al mezzo filtrante, quindi una pulizia troppo energica del filtro può causare aumenti dei nitriti anche senza un aumento di ammoniaca. I nitriti ossidano l’emoglobina in metaemoglobina, che non può trasportare ossigeno e fa apparire il sangue di colore marrone. Un trattamento valido consiste nell’aumentare la salinità fino a 2 mg/L, in quanto il sale inibisce in modo competitivo l’assorbimento di nitriti da parte delle branchie. Un trattamento con bagni di blu di aiuta a invertire la formazione di metaemoglobina. Si può aumentare l’ossigenazione della vasca con una pietra porosa (una piccola pietra, o un cilindro, di materiale poroso, collegati a un tubo dell’aria di un aeratore, che rilasciano bolle d’aria nell’acqua dell’acquario, aumentando l’ossigenazione).

Tossicità da nitrati (sindrome della vasca vecchia)

I nitriti vengono convertiti dai batteri nitrificanti in nitrati. I nitrati vengono rimossi dal sistema dell’acquario tramite cambi d’acqua e tramite l’assorbimento da parte delle (eventuali) piante che lo utilizzano come sostanza nutritiva. Livelli di nitrato >50 ppm indicano una cattiva gestione cronica e possono causare negli axolotl esoftalmo (occhi sporgenti) e opacità della cornea. Livelli di nitrati estremamente elevati corrispondono a un crollo del pH, poiché l’acqua ricca di nitrati perde la sua capacità tampone (diminuzione del KH) mentre i rifiuti in decomposizione nell’acquario contribuiscono al problema con la formazione di ioni idrogeno. Per correggere il problema si devono effettuare piccoli cambi d’acqua giornalieri, fino al 25%,per aumentare lentamente il pH e ripristinare la capacità tampone dell’acquario. La sindrome della vasca vecchia è prevenibile tramite test di routine della qualità dell’acqua e una buona manutenzione dell’acquario.

Tossicità da cloro o clorammine

Cloro e clorammine sono disinfettanti chimici comunemente aggiunti all’acqua di acquedotto a 0,5-2,0 mg/L. Mentre i livelli di questi composti sono sicuri per il consumo umano, livelli superiori a 0,02 mg/L risultano tossici negli anfibi. I prodotti decloruranti disponibili in commercio per i pesci sono sicuri per l’uso negli acquari degli axolotl. La tossicosi si verifica quando i prodotti decloruranti non vengono aggiunti all’acqua del rubinetto prima dei cambi d’acqua, o quando l’acqua non viene lasciata riposare prima dell’utilizzo. I segni clinici includono eritema (arrossamento) della pelle, danni e necrosi del tessuto branchiale, segni neurologici, difficoltà a mantenere la galleggiabilità o morte improvvisa senza segni clinici. Una volta che si verificano i segni clinici, la prognosi è sfavorevole. Il cloro può essere neutralizzato con l’aggiunta di tiosolfato di sodio. Questa reazione consuma l’ossigeno disciolto e abbassa il pH, pertanto è necessaria anche aumentare l’aerazione con una pietra porosa e tamponare l’acqua con bicarbonato di sodio.

Ipertermia

Come tutti gli anfibi, gli axolotl sono animali poichilotermi, comunemente detti “a sangue freddo”, vale a dire che la loro temperatura corporea varia in base alla temperatura dell’ambiente esterno. In pratica, non sono in grado di regolare autonomamente la loro temperatura interna, pertanto sono molto sensibili ai cambiamenti della temperatura ambientale. Se la temperatura dell’acqua aumenta, sale anche la loro temperatura corporea portando a ipertermia. I segni clinici di ipertermia si osservano se gli axolotl vengono tenuti per periodi prolungati a temperature superiori a 24 °C e comprendono inappetenza, ascite e galleggiamento anomalo. La temperatura dell’acqua deve essere ridotta lentamente fino a quando non torna alla norma. In alcuni soggetti si rende necessaria una terapia antibiotica per prevenire infezioni batteriche secondarie. Un altro problema legato alla temperatura eccessiva dell’acqua è dovuto al fatto che il rialzo termico favorisce la trasformazione dell’ammoniaca nella forma più tossica, non ionizzata. In tal caso è necessaria anche la gestione della sindrome della vasca nuova. L’ipertermia si previene mantenendo la temperatura dell’acqua dell’acquario degli axolotl con un refrigeratore d’acqua controllato da un termostato.

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Malattie infettive

Infezioni batteriche

Le infezioni batteriche degli axolotl sono spesso secondarie a errori di gestione, in particolare della qualità dell’acqua, che portano a stress cronico e immunosoppressione. Pertanto parte importante del trattamento consiste nel correggere la gestione, in caso contrario la terapia sarebbe inutile. I batteri inoltre possono arrivare nella vasca se si somministrano alimenti contaminati o si introducono altri axolotl portatori, senza un periodo di quarantena adeguato.

Nelle fasi iniziali delle infezioni batteriche i segni clinici possono includere dermatite (infiammazione della pelle), inappetenza e letargia. La malattia procede poi verso la setticemia, vale a dire la diffusione dei batteri con il circolo ematico a tutti gli organi. In tal caso si osserva idroceloma: un accumulo di liquido nella cavità corporea che appare ingrossata. La terapia consiste nella somministrazione di antibiotici per iniezione. Può essere di aiuto mantenere l’animale a una temperatura di 5-15 °C.

Tra gli agenti infettivi che possono colpire gli axolotl vi sono i micobatteri. La micobatteriosi presenta gli stessi sintomi delle infezioni batteriche ma non può essere curata, e rappresenta un pericolo per i proprietari perché può essere contagiosa.

Infezioni fungine

Come le infezioni batteriche, le infezioni fungine possono essere secondarie a una cattiva gestione e a stress cronico e immunosoppressione. Le infezioni fungine più comuni degli axolotl sono causate da Saprolegnia spp., una muffa acquatica onnipresente che causa chiazze bianche o grigie simili a cotone in aree di preesistenti danni alla pelle o alle branchie. Affrontare la causa sottostante è solitamente curativo, ma per le infezioni più gravi può essere indicato il trattamento con bagni di sale o con un antifungino. Negli axolotl sono state segnalate infezioni da Batrachochytrium dendrobatidis (chitridiomicosi). I segni clinici possono includere eritema, aumento del ricambio cutaneo o perdita della pelle, o morte improvvisa senza precedenti segni clinici. Si sono dimostrati efficaci bagni quotidiani con un farmaco antifungino. La prevenzione si basa su misure adeguate di quarantena e di igiene.

Infezioni parassitarie

Gli axolotl alimentati con pesce vivo hanno un rischio maggiore di contrarre parassiti gastrointestinali. I parassiti più comuni includono il protozoo flagellato Hexamita e Opalina ciliata, entrambi diagnosticabili tramite un esame delle feci e curabili con un farmaco per bocca. I parassiti esterni più comuni includono Trichodina e Ichthyobodo e possono essere diagnosticati tramite raschiati della pelle osservati al microscopio. Il trattamento si effettua con bagni di sale.

Corpi estranei gastrointestinali

Gli axolotl ospitati su materiali di substrato più piccoli della larghezza della bocca come ghiaia, piccole pietre o biglie di vetro per acquari sono a rischio di ostruzione gastrointestinale dovuta all’ingestione di corpi estranei. Il materiale estraneo più piccolo può essere rigurgitato. I corpi estranei più grandi o l’ingestione di più oggetti possono richiedere la rimozione manuale in anestesia generale, tramite una pinza introdotta nello stomaco. Se il corpo estraneo prosegue nell’intestino è necessario un intervento chirurgico per estrarlo.

Traumi

In condizioni di sovraffollamento, o in presenza di animali di diverse dimensioni o durante la stagione riproduttiva gli axolotl possono aggredirsi e ferirsi. Le ferite più piccole vanno disinfettate (senza utilizzare prodotti a base di iodio!) e lasciate guarire spontaneamente. Le ferite più grandi che interessano la coda, gli arti o le dita possono richiedere l’amputazione. In questi casi, la ferita non viene suturata perché la sutura può inibire la rigenerazione del tessuto perso.

Tumori

I tumori cutanei negli axolotl sono piuttosto rari e sono generalmente tipicamente benigni. Si esegue l’asportazione dei tumori cutanei se interferiscono con la normale mobilità o mettono il paziente a rischio di lesioni.

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