
Il linfoma (o linfosarcoma) è una forma di cancro molto maligna che colpisce il sistema linfatico ed è uno dei tumori più comuni del cane.
Il sistema linfatico è formato da un sistema di vasi e di linfonodi attraverso cui circola appunto la linfa, sostanza che veicola proteine estranee e microrganismi patogeni. Arrivati ai linfonodi, questi elementi vengono presentati alle cellule del sistema immunitario, tra cui i linfociti, che combattono contro le infezioni.
Il linfoma origina da un linfocita che perde la capacità di autoregolazione e inizia a moltiplicarsi senza controllo, in modo molto rapido, sostituendosi alle cellule sane. Le cellule tumorali invadono il tessuto da cui hanno avuto origine e si diffondono ai tessuti adiacenti e ad altre parti del corpo attraverso il sistema linfatico, formando metastasi. Alla fine, non resta abbastanza tessuto sano per sostenere la vita e l’animale muore.
I linfonodi invasi dal tumore aumentano di volume, spesso in modo notevole, e si induriscono. Si verificano infiltrazioni anche negli organi che contengono tessuto linfatico, come milza, fegato e intestino. Quando infine viene invaso il midollo osseo cessa la produzione di cellule del sangue e si determina un’anemia letale. Senza terapia, l’aspettativa di vita al momento della diagnosi è di appena 1-2 mesi.
Il linfoma colpisce prevalentemente cani di mezza età. Vi sono alcune razze predisposte: Basset Hound, Boxer, Golden Retriever e San Bernardo.
Il sintomo principale del linfoma è dato dalla comparsa di noduli sotto la pelle, che sono linfonodi ingrossati, mentre nelle fasi iniziali mancano segni di malessere. Di fronte alla presenza di uno o più linfonodi ingrossati il veterinario effettua una serie di esami. Si effettua un’aspirazione di tessuto dai linfonodi, per un’osservazione al microscopio del tipo di cellule. Questo esame permette di confermare la diagnosi. Sono utili anche gli esami del sangue per una valutazione approfondita dello stato di salute.
Il linfoma non può essere guarito, ma la somministrazione di farmaci specifici (chemioterapia) può indurre uno stato di remissione temporaneo. Per remissione si intende che il tumore non è scomparso ma è regredito e il cane non manifesta nessuna alterazione, e si sente bene. C’è circa il 75% di probabilità che un cane risponda alla cura e rimanga in remissione per un tempo variabile che può anche essere di alcuni anni. Occorre considerare che i cani tollerano la chemioterapia molto meglio delle persone e solo raramente sperimentano nausea o perdita del pelo. Se si opta per la terapia, questa va iniziata prima possibile, anche se il cane sta ancora bene, perché più si attende minori sono le possibilità di ottenere risultati positivi.
Se si sceglie la terapia, l’opzione migliore è di rivolgersi a un centro specializzato in cui sia presente un oncologo, ossia un veterinario esperto nel trattamento dei tumori. Esistono molti protocolli diversi per la cura del linfoma, e la scelta del più adatto a ogni singolo paziente dipende dall’esito di una serie di esami.
L’esame del sangue e delle urine serve a stabilire se l’organismo del cane può sopportare i farmaci, in particolare valuta se reni e fegato funzionano correttamente. Un altro dato importante è il valore del calcio nel sangue. In alcune forme di linfoma vi è un forte aumento del calcio (ipercalcemia), che è associato a una prognosi peggiore.
È di aiuto identificare con diversi esami il tipo di linfociti coinvolti nel tumore, ossia se sono di tipo T o di tipo B, perché la prognosi è migliore nei linfomi di tipo B, che sono anche la maggioranza.
Per stabilire quanto è diffuso il tumore si effettuano altri test, tra cui aspirato del midollo osseo, ecografia addominale, aspirato da fegato o milza.
Dopo aver eseguito questi esami si può classificare il linfoma in base allo stadio, a seconda se sono coinvolti un solo linfonodo, più linfonodi, la milza e/o il fegato e il midollo osseo. La forma più comune è quella in cui sono coinvolti tutti i linfonodi periferici. Quando è coinvolto anche il midollo osseo la prognosi è peggiore.
Con la terapia il tempo medio di sopravvivenza è di un anno; un quarto circa dei cani sopravvive due anni. Lo scopo della terapia è di ottenere la remissione più a lungo possibile, ma a un certo punto il tumore diventa resistente e ciò si vede dal fatto che i linfonodi, che erano tornati normali, riprendono a ingrossarsi.
Se si rifiuta la chemioterapia, una terapia palliativa consiste nella somministrazione di cortisone (prednisone o prednisolone), che comporta un miglioramento per uno o due mesi. Una volta iniziata la somministrazione di cortisone non si può più ricorrere alla chemioterapia perché il cortisone rende il tumore resistente agli altri chemioterapici.
